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La disoccupazione giovanile nel mondo

youth_unemployment_disoccupazione_giovanileChe la disoccupazione giovanile, nonostante l’alta percentuale registrata negli ultimi mesi, non sia esclusivamente un problema italiano, lo certifica ancora una volta l’Organizzazione Internazionale del Lavoro delle Nazioni Unite. Sono più di 73,4 milioni, infatti, i giovani di età compresa tra i 15 ed i 24 anni, disoccupati nel mondo. Un numero in aumento di 3,5 milioni rispetto al 2007.
Nel Rapporto si legge che “l’indebolimento della ripresa globale registrato nel 2012 e nel 2013 ha ulteriormente aggravato la crisi del lavoro giovanile”.
Il tasso di disoccupazione giovanile, che al momento si attesta al 12,6%, secondo l’Organizzazione potrebbe aumentare fino al 12,8% entro il 2018.
La situazione attuale, avverte l’Ilo, costringe un lavoratore ad accettare un impiego non specializzato e al di sotto delle propie competenze. Tutto ciò, avviene nonostante il possesso di una qualifica e senza dubbio rappresenta un doppio danno per la collettività. Perché oltre a comportare l’emarginazione dei lavoratori meno qualificati dal mercato del lavoro, si disperdono anche tutti i benefici che di un lavoro specializzato. Conseguenza di queste dinamiche è anche una sempre più spiccata e diffusa sfiducia verso gli attuali sistemi socio-economici e politici.
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro spiega inoltre che a preoccupare maggiormente sono le situazioni dell’Unione europea, del Medio Oriente del Nord Africa.
In Europa e nelle economie sviluppate vicine, la disoccupazione giovanile è aumentata del 25% solo negli ultimi cinque anni, raggiungendo così il 18,1% una percentuale che prima del 2018 sarà impossibile vedere sotto la soglia del 16%.
Guardando alla situazione del Medio Oriente risulta che il tasso di disoccupazione giovanile, che lo scorso anno si attestò al 28,3%, nel 2018 raggiungerà il 30%.
Leggermente più rosee le previsioni del Nord Africa. L’aumento del tasso di disoccupazione previsto è dello 0,2%: cioè si passerà dal 23,7% al 23,9% del 2018.
Anche il numero dei cosiddetti neet, ovvero coloro che non studiano né lavorano, sta crescendo e il tasso, nei Paesi dell’area Ocse, è salito al 15,8%.
Dello stesso avviso la Bce, secondo cui si prevedono “ulteriori perdite di posti di lavoro e aumento della disoccupazione nei prossimi mesi” nell’eurozona. I più colpiti dalla crisi occupazionale, afferma anche la Banca centrale europea, “sono i giovani e i lavoratori a bassa qualificazione”.

 

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