Il futuro riporta al dopoguerra. Figli più poveri dei genitori | T-Mag | il magazine di Tecnè

Il futuro riporta al dopoguerra. Figli più poveri dei genitori

genitori-e-adolescentiIl 38% dei giovani preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale, preferito solo dal 28%, o fare l’impiegato in banca, dal 26%. E’quanto emerge dalla prima analisi Coldiretti/Swg su I giovani e la crisi. Il rapporto evidenzia una netta inversione di tendenza rispetto al passato quando la vita in campagna era considerata spesso sinonimo di arretratezza e ritardo culturale nei confronti di quella in città. “Il contatto con la natura e i suoi prodotti è diventato premiante rispetto all’impegno negli strumenti finanziari di un istituto di credito o nei prodotti fortemente pubblicizzati di una grande multinazionale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel precisare che “venute meno le garanzie del posto fisso che caratterizzavano queste occupazioni, sono emerse tutte le criticità di lavori che in molti considerano ripetitivi e poco gratificanti rispetto al lavoro in campagna”. La conferma viene dal fatto che al 42 per cento dei giovani piacerebbe fare l’agricoltore se avesse il terreno contro il 39 per cento che non sarebbe invece interessato. Una tendenza confermata dal fatto che, con un aumento record del 29 per cento delle iscrizioni negli istituti professionali agricoli e del 13 per cento negli istituti tecnici di agraria, agroalimentare ed agroindustria, la campagna torna prepotentemente a crescere nell’interesse delle giovani generazioni, secondo l’analisi della Coldiretti sui dati relativi alle iscrizioni al primo anno delle scuole secondarie di II grado statali e paritarie per l’anno scolastico 2012/2013 divulgati dal Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca dal quale si evidenzia il successo dell’agroalimentare nelle scelte formative.
Per la prima volta dal dopoguerra, evidenzia poi la Coldiretti, la nuova generazione sarà più povera di quella che l’ha preceduta con il 61 per cento dei giovani italiani che pensa che in futuro la sua situazione economica sarà peggiore di quella dei propri genitori, il 17 per cento uguale e solo il 14 per cento migliore, mentre il 9 per cento non risponde.
L’analisi sottolinea che le prospettive non sono dissimili tra giovani occupati (61 per cento) disoccupati (65 per cento) o studenti (54 per cento). Nonostante questo – sottolinea la Coldiretti – solo il 36 per cento non farebbe mai il lavoro dei propri genitori, il 30 per cento lo farebbe senza entusiasmo mentre solo per il 28 per cento sarebbe interessante. La preoccupazione sul futuro economico traspare anche dall’elevato grado di insoddisfazione che caratterizza i giovani occupati che per il 36 per cento dei casi non sono contenti del proprio lavoro, che risulta poco appagante dal punto di vista economico per tre insoddisfatti su quattro e privo di prospettive di crescita professionale per 1 su 3. Il risultato è che – precisa la Coldiretti – ben il 77 per cento dei giovani occupati pensa di cambiare lavoro. La situazione è profondamente diversa tra i giovani agricoltori che nell’85 per cento dei casi sono soddisfatti del proprio lavoro e solo nel 34 per cento dei casi hanno pensato di cambiarlo. “La voglia di fare meglio è stato il motore che ha fatto crescere il Paese da generazione a generazione”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “la mancanza di speranza dei giovani nel futuro è la preoccupazione più forte che ci viene dalla crisi in un Paese dove sono pesanti le responsabilità della classe dirigente nell’impedire il necessario rinnovamento generazionale, come dimostra la limitata presenza di giovani nei centri di poteri, rispetto gli altri Paesi sviluppati”.

 

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