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Il diario dal Festival di Cannes/9

di Giampiero Francesca

cannes_red_carpetMancano ormai solo ventiquattro ore, un giorno o poco più prima di sapere quali saranno le pellicole vincitrici di questa edizione del festival di Cannes. La giuria, presieduta da Steven Spielberg, sceglierà le emozioni de La vie d’Adèle o la profondità del nostro Sorrentino? le classiche atmosfere di Nebraska o i sempre interessanti fratelli Coen?
Chi resterà sicuramente fuori dal palmares di questa sessantaseiesima edizione è Arnaud Des Pallières. Il suo Michael Kohlhaas, melò in costume tratto da un romanzo di Heinrich Von Kleist, non può avere infatti pretese di palma. Se dei meriti si vogliono trovare nel racconto del regista francese, questi possono essere rintraccianti in una forma quanto mai diversa dagli standard narrativi della tradizione d’oltralpe. Moderna e serrata, la regia del film infatti si fonda sull’utilizzo di inquadrature strette, primi e primissimi piani, una macchina a mano onnipresente e un montaggio dal ritmo indiavolato. Des Pallières mette in scena dunque una storia piuttosto banale ma la confeziona in una forma godibile e scorrevole.
Godibile come la seconda pellicola presentata in questa penultima giornata di festival, The immigrant dell’americano James Gray, autore molto amato qui sulla croisette. Altro melodramma in costume il film ruota intorno alle vicende Ewa, immigrata di origini polacche, sbarcata ad Ellis Island nel 1921. Come nel film di Des Pallières anche per Gray è la forma il punto di forza di una pellicola altrimenti piatta. Una forma decisamente più tradizionale, arricchita dalle grandi interpretazioni di Marion Cotillard e Joaquin Phoenix, ma (o forse anche per questo) raramente coinvolgente. Il racconto della nascita dell’America, delle storie di quell’immigrazione che ha fatto grande gli States, da sempre meravigliosamente narrato al cinema (da Gans of New York fino a Nuovomondo di Crialese), non trova in The immigrand la forza di esplodere nella sua drammaticità.
Mentre i pronostici si rincorrono febbrilmente fra la sala stampa e i corridoi del palais, una buona notizia per noi italiani arriva da la Semaine de la critique dove due giovani registi, Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, vincono, con il loro film Salvo, i due premi principali della sezione. Una sorpresa che fa sognare una tripletta storica. Se infatti La grande bellezza resta ancora fra i favoriti per la palma d’oro lo stesso può dirsi per Miele di Valeria Golino (già uscito nelle sale italiane) in lizza per la vittoria finale ne la sezione Un Certain regard. Ma se per l’attrice di Respiro passata ora dietro la macchina da presa le insidie dovrebbero già esser dietro le spalle, sulla strada per la palma Sorrentino deve ancora incontrare il suo avversario più pericoloso. A chiudere la competizione stasera arriverà sulla croisette Roman Polanski. Scende in campo il favorito.

 

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