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Vorrei incontrarti nel 2076

disoccupazione_disperazioneL’Italia, sostiene l’Istat, tornerà a crescere solo nel 2014. Ma sarà una ripresa lieve (+0,7% del Pil), tanto che il nostro Paese impiegherà ben tredici anni per tornare ai livelli del 2007. Questo è quanto emerge dalla lettura dello studio effettuato dall’Ufficio economico della Cgil.
L’analisi del sindacato di Corso Italia ha uno scopo: dimostrare la necessità, l’esigenza di “un cambio di paradigma: partire dal lavoro per produrre crescita”. E per farlo, nello studio vengono simulate eventuali situazioni di ripresa economica tenendo conto delle attuali tendenze e senza che si prevedano modifiche significative di politica economica, sia a livello nazionale che europeo. Quel che ne esce fuori è senza dubbio un quadro decisamente poco rassicurante.
Per prima cosa, la ricerca prende in considerazione l’attuale situazione economica in cui versa il nostro Paese. Dal 2008 il Pil, sottolinea chi ha condotto lo studio, perde mediamente 1,1 punti percentuali ogni anno, mentre sono stati persi (rispetto al 2007) ben 1,5 milioni di posti di lavoro.
I salari lordi perdono lo 0,1% all’anno (quelli netti lo 0,4%), la produttività è mediamente negativa del -0,2%, così come gli investimenti diminuiscono, sempre in media, del 3,6% ogni anno. Partendo da questi presupposti e tenendo conto delle previsioni dell’Istat per gli anni a venire, l’indagine cerca di capire e ipotizzare quanto tempo impiegherà l’economia italiana per tornare ai livelli precedenti alla crisi.
Detto questo passiamo ai dati: prendendo per buona la previsione di crescita dell’Istat, secondo cui nel 2014 il Pil crescerà dello 0,7%, la nostra economia tornerà ai livelli del 2007 solo nel 2026. Tredici anni sono quindi il tempo necessario per colmare il gap di 112 miliardi tra il Pil del 2014 (1.380 miliardi) e del 2007 (1.492 miliardi).
Molto più tempo ci vorrà invece per tornare al livello d’occupazione nel 2007 (quando gli occupati erano circa 1.494.451 in più) che verrà raggiunto soltanto nel 2076 (in 63 anni dal 2013).
Non c’è nessuna speranza di recuperare il livello dei salari reali. Tutto questo perché, secondo il parere di chi ha condotto lo studio, “in confronto con l’inflazione effettiva, cioè il deflatore dei consumi, la variazione è negativa nel 2014”.
Infine il livello di produttività verrebbe recuperato nel 2017 (in 4 anni dal 2013) e il livello degli investimenti nel 2024 (11 anni dopo il 2013).
E se la crisi economica non ci fosse mai stata? La ricerca prende in considerazione anche questa eventualità. Ebbene, secondo la Cgil, il livello potenziale di crescita del nostro Paese sarebbe stati pari a 276 miliardi di euro di Pil (in termini nominali oltre 385 miliardi, circa il 20% del Pil).
Ma non è tutto, perché dati altrettanto preoccupanti sono stati diffusi ieri dalla Cisl. Negli ultimi cinque anni, si legge nel rapporto Industria, contrattazione e mercato del lavoro, sono stati persi 674 mila posti di lavoro e 123 mila sono a rischio in questo 2013.
Dal 2008 al 2012, si legge ancora nello studio Cisl, in Italia si è perso il 2,4% dell’occupazione, il 6% del PIL, il 4,3% dei consumi delle famiglie, il 20% degli investimenti. Solo le esportazioni hanno mantenuto i volumi del 2008. Inoltre, l’industria, con meno 415.485 occupati, ha perso l’8,3%. Il comparto edile, con meno 259.293 occupati, hanno perso il 13,2% degli addetti. Ma la crisi economica colpisce anche quei settori che tradizionalmente vengono considerati “protetti e sicuri”: sono stati infatti annunciati esuberi anche in diversi Ministeri (7.576), all’Enel (4.000), alle Poste Italiane (oltre 3.000), Finmeccanica-Selex (2.529), il settore bancario (20.000 posti di lavoro persi tra il 2008 e il 2011, altri 20.000 a rischio fino al 2017).

 

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