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L’Italia dovrà creare 1,7 milioni di posti di lavoro

di Mirko Spadoni

disoccupazione_giovani_lavoroNon si sa quando sarà possibile tornare ai livelli precedenti alla crisi economica, l’unica cosa certa è che il nostro Paese dovrà creare circa 1,7 milioni posti di lavoro per riuscirci. Lo sostiene l’Ilo, l’organizzazione internazionale del lavoro, che nel Rapporto sul mondo del lavoro 2013 ha sommato gli impieghi persi negli ultimi anni e l’aumento della popolazione in età attiva rispetto al periodo precedente alla crisi.
Creare dal nulla quasi due milioni di posti di lavoro è un’impresa non semplice e rischia di essere ancor più complicata nel nostro Paese, che a detta dell’Ilo, è da inserire nella categoria di quelli dove la disoccupazione continua ad aumentare (era al 6,1% nel 2007) e dove sono cresciute le disparità di reddito a causa della recessione, e dove nell’ultimo quinquennio (2007–2012) è stato registrato “uno degli aumenti più brutali” dell’Unione europea.
Il numero delle persone che non hanno un lavoro, dunque, continua a crescere e questa dinamica non sembra destinata a cessare o subire un’inversione di tendenza. Tutto questo anche perché in Italia, denuncia l’Ilo, si fa troppo poco per aiutare chi è più giovane: “La sfida della ricerca di un posto di lavoro è particolarmente difficile per i giovani tra 15 e 24 anni: il tasso di disoccupazione di questa fascia di età è salito di 15 punti percentuali e ha raggiunto il 35,2% nel quarto semestre 2012”.
Il rapporto sottolinea anche il diffondersi dell’occupazione precaria (contratti involontari a tempo determinato o part-time): a partire dal 2007 il numero dei lavoratori precari è aumentato di 5,7 punti percentuali e ha raggiunto il 32% degli occupati nel 2012.
Occorre dunque cambiare qualcosa e l’Ilo prova a suggerire una soluzione: abbandonare l’austerità e la riduzione del costo unitario del lavoro, puntare sugli investimenti e l’innovazione (incentivandoli con sgravi fiscali), agevolare l’assunzione per i più giovani, attraverso l’adozione di incentivi, e garantire una formazione che favorisca lo “skills matching”.
Infine l’Ilo approva, pur con qualche riserva, la staffetta “intergenerazionale”: perché, si legge nel rapporto, i giovani in soldoni non devono togliere il lavoro agli adulti.

 

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