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Internet e privacy, un problema anche in Italia?

privacyIl Garante della privacy, Antonello Soro, punta il dito contro Facebook, Google, Amazon e gli altri colossi della rete accusandoli di ledere i pilastri della privacy. “Il potere dei colossi di Internet non può più essere ignorato – avvisa nella sua relazione -, così come non sono più accettabili le asimmetrie normative rispetto alle imprese europee che producono contenuti o veicolano servizi. La pretesa di proteggere la democrazia attraverso la compressione delle libertà dei cittadini – aggiunge prendendo le distanze dal Datagate, lo scandalo che sta mettendo in ginocchio l’amministrazione Obama – rischia di mettere in discussione l’essenza stessa del bene che si vuole difendere”.
“Nelle prossime settimane – assicura – verrà adottato un provvedimento generale sulle intercettazioni per indicare soluzioni idonee ad elevare lo standard di protezione dei dati trattati ed evitarne indebite divulgazioni. Le intercettazioni sono una risorsa investigativa fondamentale, insostituibile, che andrebbe gestita con molta cautela: per evitare fughe di notizie – che, oltre a danneggiare le indagini, rischiano di violare la dignità degli interessati – e per evitare quel giornalismo di trascrizione che finisce, oltretutto, per far scadere la qualità dell’informazione”.
Passando poi al tema della trasparenza ha detto: “Nell’epoca della connessione continua si diffonde il mito della trasparenza assoluta che elimina ogni opacità. Internet dilata la richiesta e la pretesa di essere informati, in nome del principio per cui nulla dovrebbe sfuggire alla comunità. Non necessariamente trasparenza totale significa verità e la riservatezza non è sempre invocata per nascondere qualcosa in modo deprecabile: essa è comunque requisito fondamentale nella politica come nel privato”.
Altro tema da non dimenticare secondo il Garante è la tutela della privacy dei soggetti più deboli che rappresenta “il presupposto per un corretto esercizio del potere, soprattutto nei confronti dei soggetti affidati alla potestà dello Stato: si pensi ai detenuti, agli internati o agli stranieri ristretti nei centri di identificazione ed espulsione”.
Vediamo ora le cifre relative al 2012: sono stati adottati oltre 460 provvedimenti collegiali. L’Autorità ha fornito riscontro a 4.183 tra quesiti, reclami e segnalazioni con specifico riferimento alle seguenti aree tematiche: telefonia, credito, centrali rischi, videosorveglianza, rapporti di lavoro, giornalismo.
Sono stati decisi 233 ricorsi, inerenti soprattutto a banche e società finanziarie, datori di lavoro pubblici e privati, attività di marketing, compagnie di assicurazione, operatori telefonici e telematici. I pareri resi dal Collegio al governo sono stati 23 ed hanno riguardato, in particolare, l’informatizzazione delle banche dati della Pa, l’attività di polizia e sicurezza nazionale, la solidarietà sociale.
Sono state effettuate 395 ispezioni, che hanno riguardato diversi settori: il telemarketing, l’uso dei sistemi di localizzazione (gps) nell’ambito del rapporto di lavoro, i nuovi strumenti di pagamento gestiti dalle compagnie telefoniche (mobile payment), il credito al consumo e le “centrali rischi”, le banche dati del fisco, l’attività di profilazione dei clienti da parte delle aziende.
Le violazioni amministrative contestate sono state 578, in aumento rispetto all’anno precedente (358): una parte consistente ha riguardato il mancato rispetto delle norme in materia di telemarketing, la conservazione eccessiva dei dati di traffico telefonico e telematico, la mancata adozione di misure di sicurezza, l’omessa o mancata notificazione al Garante, l’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. Le sanzioni amministrative riscosse ammontano a circa 3 milioni 800 mila euro. Le violazioni segnalate all’autorità giudiziaria sono state 56. L’attività di relazione con il pubblico è aumentata rispetto all’anno precedente: si è dato riscontro a circa 35.000 quesiti, che hanno riguardato, in particolare, le problematiche legate al telemarketing, a Internet, alla pubblicazione di documenti da parte della Pa, alla videosorveglianza, al rapporto di lavoro.
Non meno rilevante – si legge sul sito del Garante della privacy – l’attività a livello internazionale, a partire da quella svolta nel gruppo delle Autorità per la privacy europee (Gruppo Articolo 29). I Garanti europei si sono occupati, in particolare, del nuovo Regolamento in materia di protezione dati che sostituirà la direttiva del 1995 e della direttiva che dovrà disciplinare il trattamento di dati per finalità di giustizia e di polizia.
Il Gruppo Art. 29 si è occupato inoltre dei nuovi servizi di cloud computing; delle garanzie per l’uso delle app su smartphone e tablet; degli sviluppi nelle tecnologie biometriche, con particolare riferimento al “riconoscimento facciale”; delle direttive del “pacchetto Telecom” che introducono nuove regole relative anche all’uso dei cookie ed al tracciamento degli utenti; delle tecniche di profilazione legate alla “pubblicità comportamentale” (behavioural advertising); dei trattamenti di dati in rapporto alla lotta al riciclaggio ed al finanziamento del terrorismo; di tecnologie Rfid; di strumenti contrattuali per disciplinare i flussi di dati all’interno delle multinazionali.
Da ricordare anche l’attività del Garante italiano per il Consiglio d’Europa, che sta rivedendo la Convenzione del 1981 sulla protezione dei dati.
Intenso infine il lavoro svolto nell’ambito delle Autorità di controllo Schengen, Europol, Eurodac.

Puoi leggere anche:
Le intercettazioni e il caso Prism

 

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