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Una vita all’insegna della lotta alla Sla

di Mirko Spadoni

Chi conosceva la storia di Stefano Borgonovo, sapeva che non ci sarebbe stato alcun lieto fine: il male prima o poi avrebbe vinto. Perché la Sla (sclerosi laterale amiotrofica) o morbo di Lou Gehrig è una malattia rara e inguaribile, che colpisce quando meno te lo aspetti, segnando per sempre la tua esistenza.
Le cause non sono ancora chiare, le cure invece non esistono. Poche sono le persone che la contraggono (in Italia si contano sei persone affette da Sla ogni 100.000 abitanti) e nessuno riesce a sopravvivere. Basta dire questo per capire (almeno un poco) cosa può significare essere colpito da una malattia così. Una malattia terribile, che ti paralizza un muscolo dopo l’altro, fino a toglierti la vita.
Questa è la sclerosi laterale amiotrofica e che l’ex calciatore Stefano Borgonovo non è riuscito a sconfiggere.
Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, decise di continuare a dedicare la sua vita al calcio, insegnando ai giocatori delle giovanili del Como, società nella quale era cresciuto calcisticamente, tutto quello che aveva appreso nel corso della sua carriera.
Nel giro di pochi anni arrivò ad allenare la Primavera del club lombardo. Insomma, da allenatore Borgonovo dimostrava di saperci fare. Ma nel 2005 i medici gli diagnosticano la Sla e la sua vita cambia per sempre.
Una volta conosciuto il destino che lo avrebbe atteso, non si è però tirato indietro: il 5 settembre del 2008 ha raccontato a tutti la sua malattia, senza vergognarsi, senza cercare compassione, ma per far capire a chiunque quanto possa far schifo la Sla, o “la stronza” come lui la chiamava. Si è servito in modo intelligente della sua notorietà, per far comprendere quanto è fondamentale sostenere la ricerca per scoprire se esiste un modo per curarsi da questa patologia.
Pur sapendo che non sarebbe riuscito a vincere la malattia, ha dato vita alla Fondazione Stefano Borgonovo Onlus, con lo scopo di sostenere chi quotidianamente lavora per trovare una cura.
E così mentre la Sla gli impediva ogni movimento, non gli permetteva di parlare, lui è riuscito comunque nel suo intento. Ogni volta che chiedeva di organizzare delle manifestazioni per raccogliere dei fondi, poteva contare sull’aiuto di familiari, parenti, amici, ex colleghi, tifosi e non e dei club per i quali giocò.
I suoi ultimi anni li ha spesi così, facendo di tutto per la sua Fondazione, impegnandosi per chi, un giorno, verrà colpito da questa terribile malattia.
Nulla avrebbe impedito alla Sla di avere la meglio su di lui, è vero. Ma tutto ciò non affievolisce comunque il dolore per la morte di un uomo di soli 49 anni, che nel pomeriggio del 27 giugno del 2013 ha detto addio alla moglie e ai suoi quattro figli.
Ora, parlando di Stefano Borgonovo, non possiamo non ricordarlo come quel buon calciatore che è stato e ha dimostrato di essere onorando i colori di Como, Sambenedettese, Milan, Pescara, Udinese, Fiorentina e Brescia. Vincendo, tra il 1989 e il 1990, la Coppa dei Campioni, la Supercoppa europea e la Coppa Intercontinentale con la maglia del Milan. Non sarebbe giusto, perché ha passato buona parte della sua vita sudando su un campo di calcio. Ma non daremmo il giusto peso alle cose, se non sottolineassimo (ancora una volta) quanto ha fatto negli ultimi anni che ha vissuto.
Perché essere un giocatore di talento è qualcosa di innato. Saper affrontare la vita da uomo vero, no.

 

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