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Prism: trasparenza o ragion di stato?

Intervista al diplomatico e scrittore ed esperto di intelligence, Domenico Vecchioni
di Mirko Spadoni

obama_prismPer i fautori della “ragion di stato”, Edward Snowden non era la persona adatta per lavorare alla Booz Allen Hamilton, azienda informatica che fornisce consulenza per la National Security Agency. Non era l’uomo giusto, perché oltre ad avere le competenze tecniche necessarie, bisogna essere dei soggetti molto discreti. Bisogna, in sostanza, mantenere il più alto riserbo su quello che si fa una volta timbrato il cartellino. Cosa che il 29enne Snowden (con un passato nella Cia) ha fatto fino a pochi giorni fa, fino a quando non ha deciso di rinunciare al suo stipendio (200 mila dollari all’anno), un posto di lavoro sicuro e ha cominciato a raccontare parte delle informazioni di cui è in possesso.
Dal 2007 gli Stati Uniti, stando a quanto svelato da Snowden, si servono di un programma (il PRISM) e della NSA per controllare il traffico telefonico di cittadini americani e non. Diverse le compagnie telefoniche coinvolte (la Verizon, la Sprint Nextel e l’AT&T, secondo il Wall Street Journal).
Tuttavia i servizi d’intelligence statunitensi non si sono limitati a raccogliere dei dati sul traffico telefonico, si sono spinti oltre. Nel corso dei G20 ad aprile e settembre 2009, ad esempio, hanno collaborato con l’intelligence britannica (il GCHQ) per spiare le comunicazioni telefoniche e via internet dei delegati stranieri. Altri documenti (datati 2010) e diffusi da Der Spiegel hanno poi rivelato che tra gli obiettivi della NSA ci sono stati anche “gli edifici che ospitano le istituzioni europee” a Washington e a New York.
Questo è quello che Edward Snowden ha raccontato fino ad oggi. Ora vive nell’area di transito dell’aeroporto di Mosca, in attesa che uno dei ventuno Paesi a cui si è rivolto gli conceda l’asilo politico. L’Italia, per inciso, è tra quelli che ha già rispedito al mittente la richiesta d’ospitalità.
Per capirne qualcosa di più, T-Mag ha contattato Domenico Vecchioni, diplomatico ed esperto di intelligence. Nel commentare con lui quanto accaduto, Vecchioni non ha potuto non sottolineare il suo stupore per “la reazione di sorpresa dei mass media e dell’opinione pubblica”.
“Ma dove ha la memoria il Guardian, che per primo ha rivelato lo ‘scandalo Snowden’? Non ricorda, o fa finta di non sapere, che le rete di spionaggio tecnologico e informatico su scala planetaria esiste negli Usa da decenni sotto l’etichetta di Echelon? Che cos’è Echelon? Una rete composta di 120 sofisticati satelliti artificiali (soprattutto tipo Key Hole e Lacrosse), 11 stazioni a terra in grado di ricevere le informazioni e due grandi centri per l’elaborazione dei dati a Menwith Hill (Gran Bretagna) e a Pine Gap (Australia). Una struttura concepita nell’ambito di un accordo iniziale intercorso tra USA e Gran Bretagna (UKUSA), al quale hanno successivamente aderito Canada, Australia e Nuova Zelanda. Chi è il responsabile del progetto? La National Security Agency! In collaborazione, guarda caso, con la CIA! Le stazioni a terra sono orientate sui satelliti messi in orbita per intercettare di tutto (chiamate telefoniche, posta elettronica, fax…). Il compito più difficile consiste, nell’infinita mole dei dati raccolti, nella selezione dei messaggi interessanti. Operazione che avviene attraverso ‘parole-chiave’ contenenti espressioni convenzionali o specifici riferimenti a determinate situazioni o nomi di personaggi ‘sospetti’. E’ chiaro quindi che il sistema può essere orientato in qualunque momento verso le direzioni desiderate. Sempre per scopi leciti? Questo – sottolinea Vecchioni – è il problema”.
Appare quindi chiara una cosa: non è la prima volta che gli Stati Uniti conducono una massiccia campagna di controllo e di raccolta delle informazioni. Lo hanno fatto anche in passato, anche se con tecnologie decisamente meno sviluppate. “Il programma PRISM (la struttura di sorveglianza denunciato da Snowden) non è quindi che un’evoluzione, un perfezionamento di Echelon, una struttura cioè che dispone ora di una tecnologia più sofisticata per intercettare anche le chat vocali, le video-chat, gli scambi di messaggi nell’ambito le reti sociali, i trasferimenti di file). Già nel 1993, un ex agente dei servizi segreti canadesi, Fred Stock (uno Snowden ante-litteram), aveva denunciato il funzionamento di Echelon, affermando che il ‘guardiano del villaggio si era trasformato in un cannibale’. Voleva dire che il programma Echelon, nato durante la guerra fredda con finalità esclusivamente militari in funzione anti-sovietica (il guardiano del villaggio), col passare del tempo aveva ampliato i suoi interventi in numerosi altri settori di attività (politico, economico, finanziario), mentre oggetto della raccolta di informazioni poteva diventare qualsiasi paese, anche un alleato (il cannibale). La stessa definizione si adatta perfettamente a PRISM”.

“Difficilmente in effetti si riesce a fare la distinzione effetti-annunci e situazioni reali, giacché molte informazioni e dati di riferimento non possono essere divulgati. Nel caso Snowden aspettiamo ora di conoscere le “spiegazioni” che darà il governo americano all’Unione Europea e ai paesi interessati. E’ peraltro scontato che Washington giustificherà il funzionamento di PRISM con la assoluta necessità di lottare contro il terrorismo e le altre minacce ‘transnazionali’, un’esigenza quindi che risponde ad un interesse comune. Non sappiamo con certezza se PRISM sia stato utilizzato per spiare anche le ambasciate di alcuni paesi ‘amici e alleati’ e le istituzioni dell’UE. Se così fosse, sarebbe indubbiamente grave e costituirebbe una inaccettabile “degenerazione” del sistema. Meraviglia peraltro che finora nessuno si sia accorto di niente. Ma le nostre ambasciate non vengono sottoposte regolarmente a “bonifiche” proprio per verificare che non siano sotto sorveglianza? E poi non si dispongono di computer, telefoni e fax sicuri per le comunicazioni sensibili?”
Quanto fatto da Snowden ci pone di fronte (per l’ennesima volta) al dilemma: il diritto al sapere può prevalere sull’esigenza di garantire la sicurezza nazionale. Vecchioni non ha dubbi: “Lo ‘spionaggio’ deve trasformarsi in “sistema di sicurezza” per difendere il paese dalle nuove minacce che oggi hanno, come accennato,la caratteristica di essere transnazionali e si fanno beffa dei confini statuali (terrorismo, criminalità organizzata, traffico di stupefacenti ecc…). Insomma lo Spionaggio si deve fare Intelligence! In tale prospettiva le strutture di Intelligence si avvieranno in futuro a diventare grandi Agenzie organizzate per produrre informazione “pubblica” e “segreta” da destinare ai governi per le conseguenti decisioni politiche. Servizi segreti quindi largamente aperti ai cittadini, quando possibile e strettamente chiusi, quando necessario. Per fare in modo che a tutte le nuove minacce corrisponda la somma di tutte le nuove competenze acquisite. Quindi è chiaro che la sicurezza comporta inevitabilmente una certa dose di segretezza. Ma è anche chiaro che la credibilità di un sistema di Intelligence dipende dal suo funzionamento “legale”. Gli abusi vanno prevenuti, evitati ed – eventualmente – corretti. Questo precisamente è il compito dei governi! Ma – sottolinea Vecchioni – non si può certo pensare ad un’assoluta trasparenza dei servizi di Intelligence senza comprometterne la loro efficacia e la loro credibilità”.
Quali potrebbero essere gli sviluppi di questa vicenda? “Occorrerà in ogni caso vegliare attentamente….perché se a Echelon è succeduta Prism, a Prism succederà l’Utah Data Center. In effetti è in costruzione nello stato dello Utah (Usa) la più imponente struttura di intelligence mai concepita. Un colossale silos informatico, gestito dalla NSA, capace di intercettare qualunque tipo di comunicazione. Quindi non solo telefonate, mail e fax, ma anche tracce delle attività più personali dell’individuo, come le ricevute del parcheggio, le ricerche fatte su internet, gli itinerari dei viaggi, l’acquisto di libri e così via. Tutto ciò consentirebbe all’Utah Center di ricostruire il profilo virtuale di una persona, con i suoi gusti, le sue preferenze, le sue debolezze. Insomma saremmo al di là del Grande Fratello strategico-militare che, per la sicurezza internazionale, vede e ascolta tutto. Qui avremmo di fronte il Grande Inquisitore informatico in grado di svelare i tratti più privati della personalità di ciascuno! Fantascienza? Forse no. Occorrerà in ogni caso vegliare attentamente…”.

 

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