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È il Piemonte la regione più accogliente

stranieri_lavoratoriL’integrazione è un processo lungo e complesso, che sembra riuscire meglio in certe Regioni (o province) piuttosto che in altre. Questo è quanto emerge dalla lettura dei dati raccolti nel IX Rapporto Cnel, condotto nell’ambito di una iniziativa congiunta Onc (Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri) – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione, e riporta i dati annuali relativi al livello di inserimento sociale e occupazionale degli immigrati su base nazionale e locale, nonché al grado di attrattività che province, regioni e grandi aree nazionali esercitano sulla popolazione straniera presente in Italia. Ebbene, stando a quanto riferisce questa ricerca, la regione più “accogliente” è il Piemonte, che spodesta così il Friuli Venezia Giulia, prima in questa speciale graduatoria nel 2009.
Seconda invece l’Emilia Romagna, terza la Liguria. Occupano le ultime posizioni, la Puglia e la Calabria.
Per quanto riguarda le province: Macerata, Mantova e Imperia guidano – nell’ordine – la relativa graduatoria, sostituendo rispettivamente Trieste, Prato e Reggio Emilia,
Discorso diverso per quanto riguarda il grado di attrattività (basato sul numero degli immigrati residenti, la densità e la loro stabilità). In questo caso, infatti, è la Lombardia a guidare la classifica seguita dall’Emilia Romagna, dal Veneto, dal Lazio, dal Piemonte e dalla Liguria. Tra le province, la massima attrattività spetta a Brescia che, rispetto al 2009, sorpassa Prato.
In sostanza, ciò che emerge da questa ricerca è che “le condizioni di inserimento sociale e occupazionale degli immigrati, che determinano il potenziale di integrazione di un territorio sono migliori in contesti più ristretti e a bassa complessità sociale, ovvero in territori che non fanno capo ad aree urbane particolarmente estese o a realtà metropolitane”.
L’integrazione, scrivevamo poco fa, è un processo complesso, ma che risente anche delle condizioni generali dell’economia. E così, laddove le difficoltà dovute alla crisi economica sono state più incisive, il potenziale di integrazione ha subito un brusco calo.
Leggendo i dati raccolti nella ricerca, si nota infatti come tutto il Nord Est, ad eccezione dell’Emilia Romagna, ha conosciuto in due anni una notevole contrazione del proprio potenziale di integrazione. Il Veneto è passato dal quarto al tredicesimo posto nella classifica generale, ad esempio. In sostanza, rispetto a quanto riscontrato nel 2009, il Rapporto denuncia come “in Italia le condizioni di inserimento sociale e lavorativo degli immigrati (come, del resto, degli italiani) hanno conosciuto un generale e diffuso peggioramento”.

 

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