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La situazione della finanza pubblica nel 2012

crisi economicaLe conseguenze della crisi finanziaria, che ha interessato particolarmente l’Europa e l’Italia, si sono accentuate nell’esercizio 2012 e l’andamento dei conti pubblici è stato influenzato da un quadro congiunturale ancora più sfavorevole di quello già decisamente deteriorato del precedente anno. Il peggioramento delle prospettive economiche per l’Italia appare assai netto e problematico, come evidenziato nella nota di aggiornamento del Def dell’autunno 2012. Non si riesce, quindi, ancora ad intravedere un percorso di uscita dalla crisi che ha prodotto un rallentamento dell’economia con evidenti effetti negativi sullo stato dei conti pubblici.
L’andamento del Pil ha riportato una flessione del 2,4% rispetto al 2011, facendo registrare un’inversione di tendenza rispetto ai due anni precedenti in cui il volume del Pil risultava ancora in crescita, seppure modesta e rallentata (1,7% nel 2010; 0,4% nel 2011); l’ultimo dato negativo ha fatti sì che il volume del Pil si attestasse ad un livello leggermente al di sotto a quello riportato nel 2009, elidendo così i valori positivi registrati nel periodo 2010-2011 (1.394.347 milioni per il 2009; 1.389.947 milioni per il 2012). Il volume del Pil nel 2012 resta, quindi, ancora su livelli ben inferiori a quelli registrati negli anni precedenti la crisi economica. La caduta del prodotto può essere anche ascrivibile a una manovra di bilancio che, nel breve periodo, trasmette impulsi restrittivi su una domanda interna già avvitata in una spirale depressiva, all’acuirsi delle tensioni sui mercati del debito sovrano e all’incertezza che ha caratterizzato il contesto dell’area dell’euro. Complessivamente, dal 2008, gli interventi correttivi introdotti dalle ripetute manovre ammontano a quasi 140 mln di euro, oltre 30 dei quali eserciteranno i loro effetti nel biennio 2013-2014.
Le previsioni del Def 2012 stimavano una riduzione del prodotto dell’1,2% nel 2012 a causa del deterioramento del contesto economico, mentre nel 2013 era previsto un moderato incremento, pari allo 0,5%. Sulla base del quadro macroeconomico fornito dal Def 2013 e dell’effetto di trascinamento negativo del 2012 sul 2013 le stime di crescita per l’anno in corso sono state riviste decisamente verso il basso e il Pil è atteso ridursi dell’1,3%.
Dal conto consolidato della p.a. per il 2012 risulta che l’indebitamento netto si è attestato intorno alla soglia del 3%, risultando, quindi, in miglioramento di 0,8 punti percentuali rispetto a quanto registrato nel 2011. L’avanzo primario, che nel 2011 era tornato di segno positivo anche se solo dell’1,2% del Pil, segna nel 2012 un incremento pari al 2,5% del prodotto interno lordo; si stima che debba raggiungere il 5,7% nel 2015. Il debito pubblico, che dal 200979 si è sviluppato ad un ritmo elevato, raggiungendo il 119,3% del Pil nel 2010, continua a crescere e tocca il 126,4% nel 201280, costituendo un onere per la finanza pubblica nel suo complesso e rendendo difficile la mobilitazione di risorse per il sostegno della crescita economica.
Il saldo di parte corrente (risparmio o disavanzo delle Amministrazioni pubbliche) è stato negativo e pari a -6.148 mln, a fronte dei -23.234 mln di euro del 2011. Tale miglioramento è da imputare ad un aumento delle entrate correnti di oltre 22 mld di euro, decisamente superiore a quello delle spese correnti (pari a circa 5,3 mld). La riduzione dell’indebitamento netto può, quindi, essere messa in relazione all’aumento delle entrate, e ad un ridotto aumento delle spese complessive nell’ambito delle quali la componente in conto capitale dimostra ancora una riduzione. L’aumento degli oneri per interessi ha reso più problematico l’impegno per contenere la spesa corrente. Gli effetti migliorativi del disavanzo sono addebitabili all’aumento delle entrate complessive, alle misure di contenimento delle spese, alla riduzione degli investimenti ed al permanere del blocco o delle limitazioni per le spese di personale, dovuto al d.l. n. 78 del 2010. Le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate del 2,4% rispetto al 2011. L’aumento deriva maggiormente dalle imposte dirette e indirette, mentre flettono le entrate in conto capitale. Tra le entrate correnti, in particolare le imposte indirette crescono del 5,2% a causa dell’aumento del gettito Iva, del gettito dell’Imposta Municipale Unica (Imu) e dall’aumento delle accise sugli oli minerali. Aumentano anche le imposte dirette del 5,2% per effetto dell’aumento dell’Irpef, della relativa addizionale regionale e dell’imposta sostitutiva su ritenute, interessi e altri redditi di capitale, che riflette le modifiche al regime di tassazione delle rendite finanziarie.
Nonostante ciò, le entrate complessive sono rimaste molto al di sotto degli obiettivi, facendo registrare uno scostamento pari a 11 miliardi rispetto alla nota di aggiornamento del Def 2012. La pressione fiscale complessiva, pari al 44% del Pil, è risultata in aumento di 1,4 punti percentuali rispetto al 2011, portandosi a un livello che potrebbe comprimere le potenzialità di crescita, ma idoneo a consentire il rispetto dei parametri europei.
La spesa complessiva delle Amministrazioni pubbliche ha subito un aumento dello 0,6% , in parte attenuato dalla riduzione della spesa in conto capitale. Le spese di parte corrente hanno dimostrato un leggero incremento, pari allo 0,7%, influenzato principalmente dalla crescita della spesa per interessi e in parte compensato dall’andamento in flessione delle uscite per redditi da lavoro dipendente, a sua volta dovuto sia al calo degli addetti sia alla contenuta dinamica delle retribuzioni. Aumentano le spese per prestazioni sociali in denaro (pensioni e rendite, cassa integrazione e guadagni), mentre quelle per consumi intermedi (5,7% del PIL nel 2012; 8,6% nel 2011) registrano un calo a fronte della pur ridotta crescita del 2011. Le tensioni finanziarie hanno spinto al rialzo la spesa per interessi passivi, che fa registrare un aumento del 10,7% nel 2012, dopo l’aumento appena inferiore del precedente esercizio (10,1%).
I risultati della finanza locale vanno inquadrati nel descritto contesto di finanza pubblica, che permane indebolito dalla crisi, manifestandosi un più intenso andamento negativo della crescita economica che non mostra segnali di ripresa. Il percorso di risanamento dei conti pubblici nazionali e per il rientro dal debito continua a dimostrarsi arduo e le difficoltà si proiettano sui prossimi esercizi. Dai risultati di contabilità nazionale emerge che il contributo delle Amministrazioni locali (Regioni, Enti locali e Sanità) all’indebitamento complessivo è in diminuzione rispetto all’esercizio precedente, seguendo la tendenza del disavanzo complessivo delle pubbliche Amministrazioni. Ciò deriva dal contenimento delle spese complessive degli Enti che riescono a compensare la riduzione delle entrate da trasferimenti.

(fonte: Relazione sulla gestione finanziaria degli enti locali, Esercizi 2011-2012 – Corte dei Conti)

 

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