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Il videomessaggio nell’era del web

di Stefano Iannaccone

berlusconi_videomessaggioSi pensava fosse uno pezzo d’antiquariato della comunicazione, una roba per uomini di Neanderthal poco pratici nell’uso di Facebook e Twitter o, nella migliore delle ipotesi, lo strumento con cui un presidente della Repubblica formulava gli auguri di fine anno. Il videomessaggio, insomma, sembrava un mezzo “superato” nell’era della digitalizzazione e dell’orizzontalità comunicativa.
Gli ultimi giorni rivelano l’esatto contrario: da un lato Silvio Berlusconi ha preparato il filmato shock con cui annuncerà la rinascita di Forza Italia e la morte delle larghe intese, con in mezzo lo stantio armamentario verbale da brandire contro i magistrati; dall’altro Giorgio Napolitano che sta pensando a un videomessaggio agli italiani per accusare gli “irresponsabili” (leggi falchi del Pdl, pardon Forza Italia prossima ventura) che fanno affondare il governo, lasciando la nave italiana in mari tempestosi.
Resurrezione o continuità? Il videomessaggio è anche il simbolo della “discesa in campo” dell’allora Cavaliere rampante. Ma si parla di un’era geologica fa, quando la televisione era predominante e Internet solo una previsione semi-fantascientifica. La presunta resurrezione dei filmati è in realtà in continuità con la direzione della comunicazione politica e non è semplicemente ascrivibile alla “vecchiezza” del sistema italiano. Il web, infatti, predispone più alla visione che alla lettura; inoltre rispetto alla staticità della tv, un videomessaggio oggi acquisisce il potere della viralità, grazie a Youtube e alla propagazione sui social network, facendo così vibrare le corde dell’emozionalità contro la stimolazione delle logiche di razionalità.
Personalizzazione. C’è, infine, un ulteriore elemento che spiega la rivalutazione di un “antico” strumento di comunicazione: dietro alla possibilità di un feedback con gli internauti, nell’epoca della politica 2.0 si cela una sostanziale tendenza alla personalizzazione, se non all’autoreferenzialità (basta dare uno sguardo agli account Twitter di molti personaggi politici). Un leader, infatti, si trova semplicemente a disposizione una diversificazione di mezzi, ma è sempre lui a dettare i temi in agenda. Soprattutto se questo leader ha il carisma di Berlusconi o l’autorevolezza di Napolitano.

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