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I numeri della violenza negli stadi

di Mirko Spadoni

calcio_stadio_tifosiAl Viminale, nei dintorni di via Allegri e nelle sedi delle società di calcio italiane hanno di che preoccuparsi. I messaggi – più o meno impliciti – provenienti dagli ambienti del tifo organizzato lasciano intendere che le prossime giornate di campionato saranno abbastanza delicate.
E il perché è presto detto: tutto nasce dalle norme contro la discriminazione territoriale, la cui applicazione comporterà la chiusura di San Siro in occasione della gara tra Milan e Udinese in programma il 19 ottobre e che ha scatenato la reazione – trasversale – di molte curve italiane, che ora minacciano di far disputare una giornata di campionato con gli stadi vuoti.
Ma la gara tra i rossoneri e i friulani non è l’unica e forse neanche l’ultima che si disputerà con l’assenza del pubblico. I precedenti non mancano: nel corso di questo campionato, Roma – Hellas Verona, Lazio – Udinese, Inter – Fiorentina e Milan – Sampdoria si sono giocate con la curva della tifoseria di casa chiusa al pubblico.
Basta poco: un coro intonato da una decina di persone, ad esempio. Un coro come se ne sono sentiti tanti in questi anni sugli spalti italiani, ma che ora – prevedono le nuove normative – devono essere messi al bando.
Il rischio è grande, sottolineano molti presidenti di Serie A (Galliani e Lotito, su tutti): il calcio – dicono – può diventare ostaggio delle tifoserie organizzate. Mentre il numero uno del Coni, Giovanni Malagò, chiede di “correre ai ripari”, trovando “una soluzione che da una parte rispetti l’Uefa e dall’altra non faccia vedere dei disastri come le partite a porte chiuse, perché così a perdere è solo il calcio”. Già, il calcio e i suoi tifosi, che ciclicamente sono alle prese con problemi che esulano da tattiche, moduli e prodezze sul terreno di gioco.
Eppure, analizzando i dati forniti dall’Osservatorio sulle manifestazioni sportive, riportati anche nell’edizione di giovedì del Corriere dello Sport e relativi ai campionati di Serie A, Serie B e Lega Pro, dal 2004-2005 (stagione in cui furono introdotti i biglietti nominali e sistemi di sicurezza come i tornelli) al 2011-2012 emerge un notevole miglioramento nella gestione dell’ordine pubblico. Il numero degli incontri di calcio con feriti si è ridotto drasticamente: dai 209 casi registrati nella stagione sportiva 2004-2005, si è passati ai 60 del 2011-2012. In calo rispetto anche agli 81 casi della stagione 2009-2010 e dei 65 del 2010-2011.
Si è ridotto così il numero dei feriti tra le forze dell’ordine: nel 2011-2012 sono stati appena 37 gli agenti che hanno riportato una qualche ferita. Solo otto anni fa (nel 2004-2005, per l’appunto) erano stati 674. Un’inversione di tendenza drastica, iniziata nella stagione 2007-2008, quando i feriti tra le forze dell’ordine erano stati 136. Mentre nel corso del campionato precedente (2006-2007) i feriti erano stati 316. Un dato, questo, che non deve essere sottovalutato. Dal 2007, a seguito della morte dell’ispettore della Polizia Filippo Raciti, con il decreto-legge 8 febbraio 2007, n.8, furono introdotte “misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche”.
Torna a crescere – anche se di poco – il numero dei feriti tra i tifosi e gli steward: nel 2011-2012, sono stati 83. La stagione precedente, 79. Nel 2009-2010 i casi registrati sono stati invece 108. Un numero non bassissimo, ma certamente inferiore ai 265 ferimenti del campionato 2004-2005. In calo anche il numero degli arrestati (passato dai 273 casi del 2004-2005 ai 75 del 2011-2012) e il numero dei denunciati (nel 2011-2012 sono stati 504, otto anni prima i casi erano stati molto di più: 1.138). Ma quali sono stati i reati contestati? Violenza alle persone (383 casi), utilizzo di artifizi pirotecnici (213), associazione a delinquere (149, 147 riconducibili alle operazioni della Digos di Bergamo per fatti dal 2006-2012), danneggiamento (134), possesso di armi improprie (129 casi), superamento di recinzioni (115), lancio di corpi contundenti (103), inottemperanza del Daspo (24), violazione della Legge Mancino (18), omicidio e tentato omicidio (9), invasioni del terreno da gioco (5), detenzione e uso di sostanze stupefacenti (solo quattro casi).

 

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