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Il Motor Show? Specchio del declino

Intervista a Davide Papa, vicepresidente di Unindustria
di Fabio Germani

mercato_autoUn messaggio laconico per confermare quanto temuto alla vigilia. Il Motor Show in programma a dicembre non si terrà. Annullato perché, spiegano i tipi di GL Events (la società organizzatrice dell’evento), al salone dell’automobile di Bologna sarebbero mancate quest’anno le automobili. Paradosso? No, a quanto pare. Nella sua comunicazione ufficiale GL Events parla infatti di “totale assenza delle case automobilistiche”. Il rischio era stato paventato già nel 2012, quando a una ventina di giorni dall’inizio della 37esima edizione alcuni marchi – Range Rover, Jaguar e Kia – diedero forfait.
Il mercato dell’auto è uno dei settori maggiormente in difficoltà. A settembre si è toccato il -2,9% sulle immatricolazioni, ma più in generale il calo non si arresta da 40 mesi. Anche in Europa non va benissimo. Per rendere l’idea, nello stesso mese in Germania la vendita di vetture nuove si è attestata a -1,2% rispetto a settembre 2012 (-6% da gennaio). Non si confondano, però, gli effetti della crisi economica nel Vecchio continente con le politiche poco lungimiranti adottate in Italia. Questo, in soldoni, l’avvertimento di Davide Papa, presidente di Unindustria Frosinone e vicepresidente Unindustria, nonché presidente del Gruppo EcoLiri che opera nel settore automotive.
“Quello dell’auto è un comparto fondamentale per la nostra economia – chiosa Papa nel colloquio con T-Mag –. Il settore ‘pesa’ il 16,6% sul totale degli introiti per lo Stato e il 13% sul Pil. Nel frattempo si sono persi decine di migliaia di posti di lavoro e il problema non è stato ancora affrontato adeguatamente. Non si parla di incentivi e di ripresa, in compenso è stato introdotto il superbollo sulle auto di lusso e di grossa cilindrata provocando il crollo delle vendite da un lato e lo sbocco in mercati esteri dall’altro. Per non parlare dei rincari su assicurazioni, tagliandi e passaggi di proprietà. In passato – ricorda il vicepresidente di Unindustria Lazio – le imprese potevano scaricare sui costi dei veicoli il 40%, oggi con le nuove regole di deducibilità appena il 20%. In Germania vengono scaricate per intero dopo due anni senza per questo perderci qualcosa, dato che chi vende bene paga di più sugli utili”.
Ovvio che l’annullamento del Motor Show assume un significato quasi simbolico, foriero cioè del declino del sistema Italia. Un brutto colpo, inoltre, per l’economia indotta tra gli alberghi nell’area di Bologna costretti a disdire le prenotazioni e le casse comunali che non registreranno alcuna entrata derivante dall’evento. “Il momento è critico ed è necessario muoversi in fretta per rilanciare il Paese – osserva Papa –. Bisogna ridurre la tassazione sulle imprese, agire sul cuneo fiscale e abbassare i costi dell’energia. Meno tasse vorrebbe dire qualcosa in più in busta paga per i dipendenti, con relativa crescita dei consumi e una maggiore propensione a prendere finanziamenti per l’acquisto di auto nuove. Quello che dobbiamo fare con urgenza – l’amara conclusione – è appianare lo sbilanciamento rispetto alle imprese europee per giocarcela alla pari”. In due parole: recuperare competitività.

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