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La giornata mondiale contro la pena capitale

pena-di-morteA nulla valgono gli appelli dell’Unione europea e delle organizzazioni internazionali. La pena di morte continua a essere una pratica ampiamente in uso in molti Paesi: solo nell’ultima settimana in Iraq sono state 42 le persone, tra cui una donna, giustiziate per atti di terrorismo.
In tutto sono 58 gli Stati che mantengono in vigore la condanna di morte. Anche se – puntualizza Amnesty International nella giornata mondiale contro la pena capitale “Stop ai crimini, non alla vita” – il numero delle nazioni “dove sono state eseguite delle condanne nel corso del 2012 è molto più basso: ventuno”. Ventuno come i Paesi che dal 2002 hanno deciso di abolirla: Albania, Argentina, Armenia, Bhutan, Burundi, Cipro, Filippine, Gabon, Grecia, Isole Cook, Kirghizistan, Lettonia, Messico, Montenegro, Ruanda, Samoa, Senegal, Serbia, Togo, Turchia e Uzbekistan. Mentre in India, Indonesia, Giappone e Pakistan, si è registrata – denuncia Amnesty International, senza nascondere una certa “preoccupazione” – una “ripresa delle esecuzioni”.
Nel corso del 2012, sono state giustiziate almeno 682 persone. Un dato però sottostimato, in quanto dalle statistiche in possesso di Amnesty è necessario escludere la Cina, dove il numero dei condannati continua ad essere un segreto di Stato. Le condanne emesse sono state almeno 1.722 condanne a morte in 58 paesi. Solo negli Stati Uniti, le condanne eseguite sono state 43 (come nel 2011, e in calo rispetto alle 46 nel 2010 e alle 52 nel 2009).
In Iran le condanne eseguite sono state almeno 314. Mentre secondo il rapporto annuale di Iran Human Rights, nel 2012 le condanne a morte eseguite sarebbero state quasi il doppio, almeno 580 esecuzioni e di queste almeno 60 sono state eseguite in pubblico.
In Iraq, nel 2012 hanno avuto luogo almeno 129 esecuzioni e più di 81 persone sono state condannate a morte. In Yemen nel 2012 sono state eseguite almeno 28 condanne a morte. L’Arabia Saudita nel 2012 ha messo a morte almeno 79 persone (contro le 82 del 2011 e le 27 del 2010).
L’abolizione della pena di morte resta quindi uno degli obiettivi prioritari per Amnesty International, che nel suo ultimo rapporto invita ad una riflessione, spiegando che “non vi sono prove convincenti che la ripresa delle esecuzioni abbia avuto un impatto nel contrasto alla criminalità”.
Nello studio vengono citati due esempi: quello dell’India e del Canada. Nel Paese asiatico nell’ultimo decennio il numero degli omicidi è calato del 23%, mentre dal 2004 al 2011 si sono arrestate completamente le esecuzioni capitali. Dinamica simile anche in Canada, dove gli omicidi sono diminuiti sensibilmente solo dopo il 1976, anno in cui la pena di morte è stata abolita.

 

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