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I documenti congressuali a confronto/2

(continua) Quali sono le posizioni espresse nei documenti congressuali dai candidati alla segreteria del Partito democratico – Gianni Cuperlo, Matteo Renzi, Gianni Pittella e Giuseppe Civati – rispetto alle larghe intese che sostengono l’attuale governo in carica? E quali le proposte sulla legge elettorale?

Per Cuperlo “l’orizzonte politico del Pd non sono le larghe intese come strategia, né un neocentrismo esplicito o camuffato. E neppure il sogno dell’autosufficienza. Lavoriamo per una moderna democrazia dell’alternanza, fondata sui grandi partiti di tipo europeo. Dobbiamo fare più grande il Pd, essere perno e motore di una grande alleanza civica, politica e sociale, coinvolgendo le forze del lavoro, dell’impresa, della conoscenza, della società che si organizza […]. Benché si presenti come una semplificazione, la proposta del cosiddetto sindaco d’Italia si inserisce nel solco di quel presidenzialismo che non è la risposta ai problemi dell’Italia. Molti paesi europei, pure con sistemi tra loro diversi, dimostrano che le forme di governo parlamentare non ostacolano governi forti e leadership autorevoli. E ciò sempre con partiti responsabili, mai costretti a improbabili alleanze artificiose per conquistare premi di coalizione […]. Ovviamente, la premessa irrinunciabile è una legge elettorale che cancelli la vergogna del Porcellum. Noi continueremo a batterci per il maggioritario a doppio turno di collegio. L’ipotesi di una riforma che preveda il ballottaggio eventuale tra i due partiti, o coalizioni, meglio piazzati al primo turno, è un buon terreno di lavoro. In ogni caso, le intese, vanno cercate nel quadro di un rafforzamento della forma di governo parlamentare, sul modello del cancellierato o del governo del primo ministro. È necessario il superamento del bicameralismo paritario e la riduzione del numero dei parlamentari, da affiancare alla riforma del Titolo V e alla istituzione di un Senato delle Regioni e della Autonomie”.

“Noi crediamo nel bipolarismo e nell’alternanza – è il parere di Renzi –. Pensiamo che le larghe intese siano una faticosa eccezione, non la regola. Vogliamo un bipolarismo gentile ma netto. Gentile nel senso che non sopportiamo più la violenza verbale riservata agli avversari nei talk show e sui giornali (talvolta non solo agli avversari: garantiamo che noi rispetteremo sempre i nostri compagni di strada e competitor interni, non ci sono ‘fascistoidi’ nel nostro partito!). Gli stessi che si scontrano sull’arma bianca nei talk poi votano lo stesso governo alla Camera dei deputati. Maggiore gentilezza dunque, ma nettezza inequivocabile sul sistema di governo. La legge elettorale che proponiamo ai cittadini nelle primarie dell’8 dicembre è una legge che sia chiara, che faccia sapere subito chi ha vinto e chi ha perso, che garantisca a chi ha vinto di poter fare, a chi ha perso di controllare e soprattutto ai cittadini di giudicare. Una legge elettorale che tolga gli alibi a chi governa ‘non mi hanno fatto lavorare’ e che restituisca ai cittadini il sacrosanto diritto di scegliere a chi affidare i propri sogni, le proprie speranze, i propri progetti. Pensiamo che il Pd abbia il dovere di fare la prima mossa sulla legge elettorale partendo dalla Camera dei deputati dove già adesso ci sono i numeri per modificare il sistema autorevolmente ribattezzato Porcellum dagli stessi ideatori della norma”.

Pittella chiede al partito una maggiore assunzione di responsabilità. “Dovremmo ritrovare fiducia reciproca e credibilità dentro il confronto pubblico e nella quotidianità della pratica politica ed istituzionale. Ed il primo passo è cambiare la legge elettorale, ridando il diritto di scelta ai cittadini e credibilità al confronto politico. Avremmo potuto farlo da tempo. C’è anche una nostra responsabilità in questa situazione, la responsabilità dell’essersi attardati nella non decisione. Oggi attraverso il nostro impegno dovremo dimostrare sinceramente che l’orizzonte delle larghe intese è una fase transitoria e non più replicabile nella nostra vicenda politica. Il Partito democratico è il partito del cambiamento dell’uguaglianza, del riformismo e del progressismo europeo, lo spazio del Pd è nell’alternativa alla destra. Non può essere diversamente”.

Civati affronta in lungo e in largo il tema della legge elettorale, osservando anche gli effetti di un eventuale ritorno al Mattarellum. “La riforma della legge elettorale è una priorità assoluta ed è scandaloso che non si sia ancora intervenuti per cambiarla una volta per tutte”. In ogni caso i punti su cui la nuova legge elettorale dovrebbe svilupparsi sono: “Fino a che entrambe le Camere daranno la fiducia al governo, previsione di uno stesso sistema elettorale per i due rami del Parlamento, entrambi votati sin dal raggiungimento della maggiore età; collegi uninominali, tali da consentire una chiara individuazione dei rappresentanti e una migliore qualità di questi ultimi; attribuzione dei seggi con metodo maggoritario (l’optimum sarebbe a due turni), in modo da favorire la formazione di una chiara maggioranza, capace di efficaci scelte di governo con possibile parziale compensazione a favore degli sconfitti che abbiano comunque riportato buone percentuali di consenso attraverso il ripescaggio a livello circoscrizionale o regionale dei migliori dei non eletti (secondo il modello del Mattarella al Senato); sistema di elezioni primarie, rimesso alla scelta dei partiti, ma comunque disciplinato con legge, per la selezione dei candidati nei collegi uninominali; legislazione di contorno in grado di assicurare una effettiva parità di accesso ai mezzi di comunicazione di massa e di prevedere adeguate cause di incandidabilità e ineleggibilità”.

a cura di Fabio Germani

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