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Passato, presente e futuro di Ipo Internet

di Giampiero Francesca

twitter_borsaLa recente notizia dell’Ipo di Twitter ha acceso i riflettori sulle molte storie di aziende, nate nella grande rete di internet, e approdate in Borsa, spesso sull’onda di uno smisurato entusiasmo. Il caso più eclatante è sicuramente quello di Facebook. Il colosso di Mark Zuckerberg varcò le soglie di Wall Street nel maggio del 2012 con una valutazione di oltre cento miliardi di dollari (prima società nella storia a collocarsi con un valore così alto). Una quotazione enormemente gonfiata, anche attraverso una precisa strategia delle banche d’affari (che costò una multa a Morgan Stanley per aver influenzato gli analisti), sia dal punto di vista del prezzo di collocamento che delle sue stesse dimensioni (ampliate del 25%). Il risultato fu quasi disastroso. A soli due giorni dalla sua quotazione, il titolo iniziò però una netta discesa che portò il suo valore, in soli quattro mesi, dai 38 dollari iniziali a soli 18 dollari. Il cambio di strategia di comunicazione voluto da Mark Zuckerberg, e una nuova pianificazione industriale, consentirono all’azienda una lenta, quanto costante risalita. Diciotto mesi dopo il crollo le azioni di Facebook tornarono alla straordinaria quotazione iniziale di 105 miliardi di dollari, toccando oggi la cifra stratosferica di 120 miliardi di dollari. Non tutte le realtà 2.0 sono riuscite a risollevarsi come il gigante di Palo Alto. Groupon e Zynga, sono infatti, per motivi diversi, esempi di realtà le cui quotazioni, nel corso degli ultimi due anni, si sono dimezzate. In particolare la società di Mark Pincus, Michael Luxton, Eric Schiermeyer, Justin Waldron, Andrew Trader, e Steve Schoettler, famosa per la produzione di giochi 2.0 non è riuscita a ripetere il successo ottenuto da FarmVille, causando così un inevitabile declino nell’appeal del suo titolo. Uscendo dall’ambito dei social network, ma rimanendo sempre nell’universo della rete, appaiono emblematici i casi dei tre “grandi vecchi” del web, reduci della prima ondata dei titoli in internet; eBay, Amazon e Yahoo!. Le tre aziende, entrate in Borsa fra il 1996 e il 1998, hanno infatti raggiunto nel tempo ottimi risultati, accompagnando ad un’oculata gestione imprenditoriale delle efficienti strategie di comunicazione. Non ci vuole infatti un particolare sforzo di analisi per rendersi conto del successo, sul web, del principale sito di aste online, della libreria virtuale e del motore di ricerca di David Filo e Jerry Yang. Un successo economico e industriale che si rispecchia nei risultati a Wall Street. Da questo punto di vista risulta quasi incredibile l’incremento avuto, dal 1997 ad oggi, dei titoli di Amazon passati da un valore iniziale di 562 milioni a quello attuale di 163 miliardi (circa 290 volte il valore di partenza). Questo quanto accaduto fino ad oggi, ma cosa c’è da attendersi per il futuro? Quali sono le altre aziende virtuali pronte a scendere nell’arena della Borsa? La risposta più ovvia potrebbe essere, tutte. E’ infatti scontato immaginare come qualsiasi azienda di grandi dimensioni, pensi, nel proprio prossimo o lontano futuro, di sbarcare a Wall Street. Come per gli esempi del passato però, anche guardando al futuro, si possono trovare dei casi più interessanti. Su tutti, spicca la piattaforma e-commerce cinese Alibaba, meno conosciuta in Occidente ma dal fatturato eccezionale. Nel 2012 infatti il gruppo di Hangzhou ha stracciato i suoi diretti concorrenti eBay e Amazon fatturando oltre 170 miliardi di dollari. Non solo, l’azienda guidata da Ma Yun, secondo le proiezioni, dovrebbe diventare, nel 2016 la prima società nel retail, scalzando il colosso americano Wall Mart. Provando ad ipotizzare un approdo in Borsa di Alibaba l’Economist ha ipotizzato un valore tra i 55 e i 120 milioni di dollari. Altro caso interessante, per la sua capacità di unire le necessità quotidiane dei cittadini con le potenzialità del web e dei nuovi smartphone e device, è quello di Square. La società di Jack Dorsey e Jim McKelvey ha infatti immesso sul commercio un supporto in grado di trasformare un telefono di ultima generazione in un Pos. La scelta di affidare la direzione economica dell’azienda a Sarah Friar, proveniente da Goldman Sachs, ha convinto gli analisi della volontà di far scendere Square a Wall Street. Anche in questo caso l’Economist ha avanzato una quotazione possibile intorno ai 3,2 miliardi di dollari.

 

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