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Le difficili giornate di Hollande

di Fabio Germani

francois_hollandeNon sono giornate che scorrono via tranquille per François Hollande. Soltanto pochi giorni fa – l’11 novembre – il presidente francese è stato contestato da diverse persone sugli Champs-Elysées durante la cerimonia all’Arco di Trionfo per commemorare i caduti della Prima guerra mondiale. Tra i manifestanti molti “berretti rossi” che protestano contro le tasse in Bretagna e alcuni contestatori della legge sul matrimonio gay. La settimana scorsa la scure di Standard & Poor’s – stigmatizzata però da Paul Krugman in un suo recente articolo sul New York Times –, che ha declassato il rating della Francia da AA+ ad AA, è stata una vera e propria mazzata tra capo e collo per l’inquilino dell’Eliseo il quale già di suo non gode di popolarità: appena il 21% dei cittadini, rilevano gli ultimi sondaggi, dichiara di essere dalla sua parte. Sul fronte internazionale non sono mancate grane. Nei giorni delle trattative sul nucleare iraniano l’ayatollah Ali Khamenei ha infatti accusato Parigi senza mezzi termini: “Funzionari francesi sono stati apertamente ostili contro l’Iran negli ultimi anni. Questa è una mossa imprudente e da inetti”. Ma le difficoltà di Hollande si collocano soprattutto entro i confini nazionali per via delle scelte draconiane degli ultimi tempi, come ad esempio la super tassa al 75% sul reddito dei “paperoni” francesi, non da ultimi i calciatori della Ligue 1 che guadagnano oltre il milione di euro, ora sul piede di guerra e pronti a scioperare se necessario. La spesa pubblica, intanto, ha raggiunto il 55% del Pil, mentre la pressione fiscale circa il 50%. Il disavanzo pubblico francese supera i parametri di Maastricht (il tetto è al 3% del Pil), ma il debito pubblico – più basso rispetto a quello italiano – è uno dei motivi per cui a Parigi è stata concessa una proroga di due anni per rientrare del deficit, evitando così la procedura d’infrazione.
Il declassamento di S&P è figlio dell’elevata disoccupazione che, secondo l’agenzia di rating, non può sostenere le attuali misure di politica fiscale. Il tasso di disoccupazione della Francia si attesta a settembre all’11,1% (Eurostat). Secondo i dati diffusi dall’Insee, il numero dei disoccupati è oltre la soglia dei tre milioni. In compenso è diminuita la disoccupazione giovanile che dal 25,5% rilevato alla fine del 2012 è passata all’attuale 24,6%. Buone notizie, tuttavia, giungono dalle stime della Banque de France secondo cui il Prodotto interno lordo del Paese registrerà nel quarto trimestre una crescita dello 0,4% rispetto al periodo precedente. La situazione per l’Eliseo resta ad ogni modo delicata, al di là delle proteste sugli Champs-Elysées di lunedì o dei sondaggi d’opinione. Oltralpe, non a caso, indiscrezioni giornalistiche vorrebbero Hollande particolarmente attento in queste ore alle dinamiche di governo e non è da escludersi a breve la possibilità di un rimpasto.

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