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L’industria chimica in Italia

industria_chimicaPure nel contesto economico difficoltoso in cui versa l’Italia non si può certo non notare come alcuni settori restino strategici e pongano il nostro Paese quale eccellenza di specifici ambiti di competenza. È il caso dell’industria chimica che può vantare un valore della produzione pari a 52,8 miliardi di euro nel 2012, confermandosi il terzo produttore europeo, dopo Germania e Francia, e il decimo a livello mondiale. Il settore impegna 2.800 imprese e conta 113 mila addetti. In termini percentuali rappresenta il 6%, più o meno, dell’intero fatturato dell’industria manifatturiera nazionale ed è il quarto esportatore italiano dopo meccanica, metallurgia e alimentare. Il rapporto L’industria chimica in Italia di Federchimica fotografa l’andamento del settore negli ultimi anni. La crisi, purtroppo, ha in ogni caso limitato la produzione registrando nel 2012 un calo della pari al 2,8% in valore, “sostenuto dall’aumento dei prezzi (+2,5%) a fronte di una contrazione più marcata in termini di volumi (-5,3%)”.
“Il settore – spiega infatti il rapporto – risente del crollo della domanda di chimica in Italia (-4,2% in valore) diffuso, anche se con intensità diverse, a praticamente tutti i settori clienti, compresi quelli legati ai consumi finali (detergenti, cosmetici, alimentare, imballaggio oltre ad alcune tipologie di pitture e vernici) che negli anni passati avevano risentito meno della crisi. Gli ultimi mesi dell’anno avevano mostrato segni di stabilizzazione della domanda, pur su livelli depressi, ma le difficoltà politiche hanno impedito un consolidamento, innescando una nuova fase di decumulo delle scorte da parte dei clienti”.
La caduta della domanda interna che si è poi riflessa sulle importazioni, non ha però scalfito in maniera decisiva il settore grazie alla capacità dell’industria chimica di resistere nell’attuale contesto economico e industriale di intraprendere un percorso, a partire dai primi anni duemila, fondato su due pilastri (parafrasando l’indagine): ricerca e orientamento ai mercati esteri. “Inoltre, il settore, essendo caratterizzato da risorse umane altamente qualificate (quota di laureati pari al 19%) ed elevati investimenti materiali e immateriali, riesce, meglio di molti altri, a difendersi dall’aggressività dei paesi emergenti.
La chimica vede la presenza bilanciata di imprese a capitale estero (36% del valore della produzione), medio-grandi gruppi a capitale italiano (26%) e Pmi italiane (38%). Le imprese a capitale estero rappresentano una risorsa importante per il settore, anche perché la loro presenza è radicata sul territorio comportando spesso attività di ricerca in Italia e flussi di export”.
La crisi, inoltre, “ha indotto un ridimensionamento della presenza estera molto limitato: la quota in termini di addetti chimici è calata soltanto di due punti percentuali in quattro anni. Tenendo conto dei gruppi industriali, la dimensione media di impresa sfiora i 50 addetti e testimonia l’esistenza di un nucleo abbastanza ampio di realtà dotate della massa critica necessaria ad affacciarsi sul mercato internazionale e affrontare la sfida impegnativa della ricerca. La classifica dei principali gruppi chimici a proprietà italiana evidenzia numerose realtà, sconosciute al grande pubblico, ma spesso leader nel loro segmento di specializzazione, a livello europeo se non addirittura mondiale e, in misura prevalente, dotate di presenza produttiva internazionale”.
Le Pmi (da sempre una parte consistente del tessuto produttivo italiano) che operano nel settore della chimica sono realtà avanzate dal punto di vista tecnologico. A testimoniarlo i relativi livelli di produttività del lavoro superiore del 75% rispetto alla media delle Pmi industriali.
La chimica, infine, è un settore ad elevata intensità di ricerca. “La quota di addetti dedicati, pari al 4,3%, è più che doppia della media manifatturiera (1,9%)”.

 

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