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Raggiunto l’accordo sul nucleare iraniano

di Matteo Buttaroni

nucleare_accordoSi è risolto con un nulla di fatto il primo tentativo, alla conferenza di Ginevra, di negoziare con l’Iran lo stop alla ricerca sul nucleare o quanto meno un arricchimento più contenuto dell’uranio. Un negoziato auspicato in linea da tutti i membri permanenti del consiglio delle nazioni unite, più la Germania. Negoziato fortemente, e naturalmente, voluto da Israele (militarmente, l’obiettivo principale della grande Repubblica Islamica), che attraverso la voce dura della Francia, ha espresso di non voler assolutamente sprecare l’occasione di questo dialogo per mettere finalmente fine ad un discorso ridondante.
D’accordo con la posizione dura israeliana è, dunque, la Francia. Lo stesso Hollande, giunto a Tel Aviv appena dopo il primo incontro di Ginevra, ha ribadito che “finché la Francia non sarà completamente sicura che l’Iran ha ceduto sulle armi nucleari, continueremo a mantenere la nostra posizione. Un Iran nucleare rappresenta una minaccia per non solo per Israele, ma per il mondo stesso e in particolare per l’Occidente”.
Dall’altro lato l’Iran sembra abbastanza sicuro della difficoltà del raggiungimento di un accordo con le altre grandi potenze. Il viceministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha infatti detto che “non si arriverà a nessun accordo se non saranno rispettati i diritti dell’Iran (previsti dal trattato di sulla proliferazione sul nucleare) sui temi del nucleare e l’arricchimento dell’uranio”. Linea accettata all’incirca da tutto il governo: “Il diritto di Teheran all’arricchimento dell’uranio non è negoziabile”, ha infatti detto il ministro degli Esteri, Mohammed Javad Zarif. Tuttavia, il capo dei diplomatici sottolinea che le parti si sono leggermente avvicinate e che sarà possibile arrivare ad un accordo scritto in virtù del fatto che nessuno dei membri permanenti dell’Onu, né la Germania, ha chiesto la sospensione dell’arricchimento dell’uranio da parte di Teheran.
“L’Iran non può possedere armi nucleari, perché destabilizzerebbe l’intera regione mediorientale”, così, invece, un freddo e diretto Barack Obama che ribadisce però la necessità di un negoziato pacifico con l’Iran per risolvere la questione.
Un negoziato che, contro ogni aspettativa, alla fine è arrivato. Teatro della svolta storica è stato il secondo summit di Ginevra 2013 e l’accordo raggiunto prevede la rinuncia da perte dell’Iran all’arricchimento dell’uranio sopra il 5% e alla distruzione delle riserve di quello già arricchito al 20%.
Ancora una volta un freddo Obama ha avvertito che ci sarà sì uno “stop alle nuove sanzioni”, ma se Iran non si attiene all’accordo e non si vedranno risultati positivi entro sei mesi il programma di sanzioni “riprenderà”.
Contrario all’accordo è, come ci sarebbe aspettato, Israele: “Era e resta un accordo cattivo – spiega il ministro per le Questioni strategiche, Yuval Steinitz – che renderà difficile raggiungere una soluzione definitiva adeguata. Gli aggiustamenti apportati all’accordo all’ultimo momento sono molto lontani dal soddisfarci. Israele non può associarsi alle festicciola internazionale essendo essa basata su un inganno iraniano e su un autoinganno, da parte dei Paesi del 5+1. Malgrado la delusione, continueremo a insistere sulle nostra posizioni e a lavorare con i nostri amici negli Stati Uniti e nel mondo per puntare ad un accordo comprensivo e completo”. Sulla stessa linea anche il premier Netanyahu, secondo cui l’Iran avrebbe raggiunto esattamente quello che voleva: l’alleviamento delle sanzioni e allo stesso tempo il mantenimento, sebbene ridotto, del proprio programma nucleare.
La soddisfazione iraniana è stata espressa in coro dal capo-negoziatore iraniano, Mohammad Javad Zarif, e dal presidente Hassan Rouhani alla tv di Stato: “I nostri diritti sono stati rispettati: il trattato di non proliferazione afferma che niente nel trattato può privare un Paese del diritto inalienabile alla tecnologia nucleare per obiettivi pacifici, arricchimento incluso”.
Nonostante le ripetute rassicurazioni del presidente iraniano, Hassan Rouhani, sulla pacificità della ricerca nucleare iraniana, la questione è stata e sarà sempre osteggiata da Tel Aviv e criticata da Washington, perché ritenuta una possibile minaccia per la sicurezza regionale e mondiale.

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