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Come cambierà la Cina

di Mirko Spadoni

cinaLe bandiere rosse, divise in due gruppi da cinque, facevano da cornice alla falce e martello che capeggiava nella grande sala dove si erano riuniti. I 204 membri e gli altri 169 sostituti del Comitato centrale si incontravano così (dal 9 al 12 novembre a Pechino) per il terzo plenum del 18esimo congresso del Partito comunista cinese. Lo facevano per decidere la linea politica ed economica del paese asiatico per i prossimi anni. Comprensibile quindi l’attesa per le decisioni comunicate alla fine del vertice e che determineranno la vita della seconda economia mondiale, in leggera difficoltà dopo anni di crescita sostenuta. I dati sono evidenti: nel 2012, il Pil cinese è cresciuto del 7,8% (la performance peggiore degli ultimi tredici anni) e le previsioni non fanno ben sperare. Il livello di crescita complessiva del 2013, secondo le ultime previsioni, non dovrebbe superare il 7,6%. Nel 2010, aveva raggiunto quota 12%. Ma lo sviluppo economico ha anche un costo: negli anni tra il 2001 e il 2010 – solo a Pechino – i casi di persone affette dal male sono aumentati del 56%, e il cancro ai polmoni è diventato la prima causa di morte per gli uomini e la seconda per le donne (dopo il tumore al seno), stando ai dati del Beijing Health Bureau. Quali sono le decisioni prese dai vertici del partito? Molte, a dire la verità. La Cina darà l’addio al sistema del laojiao, assisterà all’alleggerimento della politica del figlio unico e a diverse revisioni che coinvolgeranno il sistema pensionistico e finanziario del gigante asiatico. Il sistema del laojiao (abbreviazione di laodong jiaoyang,”rieducazione attraverso il lavoro”) è in vigore dal 1957 ed è un sistema extra-giudiziale di detenzione nei campi di lavoro che sottopone ai lavori forzati chi si è reso responsabile di piccoli reati, come il furto, la truffa o l’aggressione. Ma viene usato spesso anche come strumento di repressione di attivisti politici, intellettuali e avvocati per i diritti civili. La detenzione può durare fino a quattro anni. Come denunciato molto spesso dalle organizzazioni internazionali: i prigionieri dei laojiao non hanno subito alcun processo, né sono stati sottoposti ad alcuna procedura penale.
L’abolizione, precisa l’agenzia di stampa Xinhua, avverrà solamente quando l’Assemblea del Popolo ne approverà formalmente l’eliminazione. I dati ufficiali riferiscono l’esistenza di 350 campi, mentre i detenuti sono 160 mila. Un numero “diminuito in modo sostanziale quest’anno, dopo che – ha spiegato a China Files Nicholas Bequelin, ricercatore di HWR con base a Hong Kong – la polizia ha interrotto l’invio di nuove persone”. Ma la decisione del PCC non convince del tutto Human Rights Watch: “La tigre – ha commentato Bequelin – non cambia le proprie strisce. Dato ‘che mantenere la stabilità’ è l’ossessione del governo, troveranno un’altra forma di detenzione extra-giudiziaria con cui rimpiazzare i campi di lavoro”. La novità maggiore riguarda “l’alleggerimento” della “politica del figlio unico”, introdotta nel 1979. D’ora in poi, le coppie cinesi potranno avere due figli se uno dei due genitori è a sua volta figlio unico. Le precedenti modifiche permettevano solo alle coppie dove entrambi i genitori erano figli unici di avere un secondo bambino. La politica di contenimento delle nascite – fortemente voluta dal partito per scongiurare un rischio sovrappopolamento – ha avuto effetti drammatici: numerosi casi di aborto (336 milioni, secondo il ministero della Sanità cinese) e milioni di cinesi sterilizzati forzatamente. Ulteriori effetti sono visibili oggi: quest’anno la popolazione attiva della Cina calerà per la prima volta nel corso degli ultimi decenni, con 3,45 milioni di lavoratori in meno rispetto al 2012. Inoltre, la nuova norma dovrebbe servire a riequilibrare la disparità di ge- nere tra maschi e femmine, che rappresenta una delle principali preoccupazioni per Pechino: nel 2012, il rapporto tra i nuovi nati era di 118 maschi contro 100 neonati di sesso femminile. Complice la crisi demografica in atto, il Fondo monetario internazionale sostiene che nel 2030 l’economia cinese – per continuare a crescere – avrà bisogno di 130 milioni di lavoratori. Il loro contributo sarà fondamentale per sostenere una crescita sempre meno vertiginosa rispetto agli standard attuali: secondo uno studio (China 2030) curato dalla Banca mondiale e dal Development Research Cen- tre del Consiglio di Stato cinese, l’economia cinese rallenterà gradualmente la sua corsa fino ad attestarsi (nel 2030, per l’appunto) a una media annua del 5%.
In questo contesto, “l’alleggerimento della legge del figlio unico – commenta il The Telegraph – potrà dare i suoi primi risultati solo tra 20 anni”. Per inciso: secondo il World Population Prospects delle Nazioni Unite, la popolazione cinese raggiungerà i 1 miliardo e 396 milioni nel 2026 (ad oggi, sulla base del censimento del 2011, sono un miliardo e 381 milioni). Per poi calare rapidamente a 1 miliardo 295 milioni entro il 2050. Mentre una ricerca presentata dalla Bank of America Merrill Lynch sostiene che la popolazione della Cina aumenterebbe di circa 9,5 milioni di bambini all’anno per i primi cinque anni, nel caso di una modifica totale della legge.
Verrà ridotto anche il numero dei reati per i quali è prevista la pena di morte. Il processo di revisione sarà “graduale”, ma il PCC ha evitato – accuratamente – di fissare un limite temporale. Ufficialmente, lo scorso anno in Cina le condanne a morte eseguite sono state circa tremila. Un primato internazionale, tuttavia inferiore rispetto a quanto registrato in passato: nel 2002, le condanne erano state tre quarti di più.
“La sicurezza dello Stato e la stabilità sociale sono – ha ribadito Xi Jinping, spiegando l’importanza del Comitato di sicurezza, da creare “con urgenza” le precondizioni per le riforme e lo sviluppo”. Uno “sviluppo pacifico” (heping fazhan) da perseguire ad ogni costo. Anche investendo più di altri nel rafforzamento del proprio esercito. E così mentre nel 2012 la spesa militare mondiale aggre- gata è diminuita dello 0,5% (circa 1.750 miliardi di dollari in meno, secondo l’Economist), Pechino non ha badato a spese ed ha investito il 10,7% in più rispetto al 2011 (per un totale di 114 miliardi di dollari). Perché, come si legge nel Libro bianco dell’Esercito di liberazione del popolo intitolato Il diversificato impiego delle forze armate cinesi, “costruire una difesa nazionale robusta poggiante su potenti forze armate è una priorità, necessaria per favorire la modernizzazione della Cina”.
Ed inoltre è proprio attraverso il Libro bianco dell’Elp, pubblicato nell’aprile scorso, che Pechino ha deciso di descrivere (per la prima volta) la struttura delle proprie forze armate. L’esercito conterebbe così sulla disponibilità di 850 mila unità, suddivise in 18 corpi agli ordini di 7 comandi militari. L’aviazione sarebbe composta da 398 mila soldati. Infine la Marina, composta da 235 mila unità e da tre flotte (Nanhai, Donhai e Beihai) oltre ad una portaerei, la Liaoning, di fabbricazione sovietica e acquistata da Mosca nel 1998.
Il Plenum ha poi approvato la creazione di un Piccolo gruppo direttivo sull’attuazione di riforme comprensive e profonde “che sarà – si leggeva nel comunicato diffuso dal PCC e riportato dall’agenzia di Stato Xinhua – responsabile di un piano generale di riforme, del coordinamento complessivo, della direzione, supervisione e attuazione generale”.
Mentre il sistema di registrazione familiare (lo Hukou) verrà revisionato. Lo scopo: “Aiutare i contadini a diventare residenti urbani”, favorendo così il processo di urbanizzazione annunciato nel marzo scorso. I nuovi requisiti per ottenere lo hukou saranno “più ragionevoli” nelle grandi città, mentre nei piccoli e medi centri urbani verranno abolite molte delle attuali restrizioni. I residenti delle campagne potranno così, una volta trasferitisi in città, vedersi riconoscere molti diritti fino ad oggi negatigli. Complice l’invecchiamento della popolazione, il PCC ha deciso di metter mano al sistema pensionistico: Pechino intende introdurre un graduale aumento dell’età pensionabile, e una rete di sicurezza sociale che preveda una maggiore protezione anche per le fasce più deboli, come i portatori di handicap, i bambini e gli anziani che vivono in condizioni di disagio. Subirà dei cambiamenti anche il settore bancario, ora aperto anche ai capitali privati, che potranno così – sempre se in possesso dei requisiti necessari – aprire istituti di credito di piccole o medie dimensioni. A partire dal 2020, le aziende di Stato dovranno invece restituire allo Stato il 30% dei loro guadagni (attualmente questa percentuale va da dallo 0 al 15%). La redistribuzione degli introiti, precisa il documento, verrà utilizzata per “migliorare la qualità di vita dei cittadini”. Il terzo plenum non ha introdotto sostanziali cambiamenti del ruolo di internet, limitandosi semplicemente a ribadire l’importanza del ruolo guida dell’opinione pubblica del partito, la necessità di punire severamente i reati commessi sulla rete attraverso la formazione di un sistema di controllo di internet. Lo scopo: assicurare la sicurezza a livello nazionale. Come tradizione impone.

Questo articolo è stato pubblicato sul N. 6 di T-Mag del 22 novembre 2013

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