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La Consulta boccia il porcellum. E adesso?

parlamento-300x225La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione. La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali “bloccate”, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza. Le motivazioni saranno rese note con la pubblicazione della sentenza, che avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici. Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali.

Una nota estremamente sintetica, quella della Consulta, per spiegare la decisione della sentenza sul ricorso presentato nel 2009 dall’avvocato Aldo Bozzi per lesione del diritto di voto causato dal Porcellum, la legge elettorale in vigore dal 2005. Adesso, per comprendere meglio la portata delle conseguenze che presenterà il sistema elettorale dopo la sentenza, bisognerà attendere qualche settimana quando la Corte pubblicherà le motivazioni. Molti costituzionalisti, negli scorsi mesi, hanno manifestato più volte la possibilità che, tramite reviviscenza, potesse tornare in auge la precedente legge Mattarella, Ma ciò sarebbe potuto accadere nel caso in cui la Consulta avesse bocciato l’intero impianto. Per il momento la bocciatura dei due punti sottoposti al vaglio di costituzionalità – il premio di maggioranza e la mancanza delle preferenze (ergo le liste bloccate) – consegna una legge elettorale svuotata dei suoi aspetti più controversi, quindi una legge proporzionale pura.
I deputati in attesa di convalida della loro elezione – circa 200 – non dovrebbero vedere compromesso l’iter non fosse altro che, come hanno già notato diversi costituzionalisti, andrebbe altrimenti dichiarato illegittimo nella forma, oltre che nella sostanza, tutto il Parlamento. A questo punto c’è da attendersi la possibile accelerazione sulla dotazione di una nuova legge elettorale, sebbene i tentativi finora portati avanti sono al massimo serviti a creare i presupposti per una riforma che fosse la più condivisa possibile. L’elezione del nuovo segretario del Pd, in attesa delle primarie dell’8 dicembre, dovrebbe ad esempio promuovere una posizione più netta sul tema. Anche il governo, che dovrà passare la prossima settimana per un nuovo voto di fiducia, potrebbe prendere in mano la situazione.

 

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