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È ora di cambiare password

di Matteo Buttaroni

passwordTempo fa su T-Mag si è parlato di uno studio relativo alla poca attenzione degli internauti verso le password. L’analisi, condotta dall’azienda SplashData nel 2012, spiegava come i risultati di quello stesso studio, relativo alle password più usate al mondo, fossero sostanzialmente simili a quelle degli anni precedenti, evidenziando così la scarsa attenzione nei confronti della sicurezza informatica. La SplashData, anche in quell’occasione, stilò quindi un elenco delle 25 password più utilizzate, tra cui figuravano ancora una volta “password”, “123456” e “12345678”, chiavi di accesso che ottennero il podio.
Secondo gli ultimi dati diffusi dal Censis, contenuti nel 47° Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2013, sempre più italiani diventano dipendenti da internet e nonostante ciò non sembra crescere la consapevolezza dei rischi che si corrono nel momento in cui si trascura la propria sicurezza online. A confermarlo è quel dato che parla solo di un 40,8% degli utenti che dichiara di adottare le precauzioni minime a difesa della propria riservatezza, mentre ben il 36,7% non ricorre ad alcuno strumento di tutela durante la navigazione in internet e un 22,5% che afferma di ricorrere a forme passive di autotutela, come ad esempio non tornare sui siti web considerati sospetti, non scaricare app o cancellarsi dalle mailing list.
A conferma di ciò è arrivata la notizia diffusa dagli SpiderLabs della Trustwave, società leader nella tutela della aziende contro la criminalità informatica, che dichiarano di aver scoperto un database contenente informazioni relative a quasi due milioni di utenti con relative password per l’accesso a oltre 300mila account di Facebook, a oltre 50mila account di Google, a circa 60mila di Yahoo!, a 21mila di Twitter e a molti altri portali tra cui oltre 320mila caselle di posta elettronica. Il database sarebbe stato letteralmente costruito da un gruppo di hacker e pubblicato in un sito in lingua russa per fornire una lista per chissà quanti altri pirati informatici.
Il 97% degli account emersi dalla lista appartengono ad utenti olandesi, ma nella lista figurano anche migliaia di dati relativi a internauti thailandesi, tedeschi, indonesiani e statunitensi.
Tra quelle ritrovate, come ci sia aspettava, sono riemerse loro: “password”, “123456” e “12345678”. Non mancano le solite “admin”, “123456789”, “qwerty”, “111111”, “aaaaaa” e altre già sottolineate in precedenza che confermano ancora una volta che, forse, è giunta l’ora di cambiare la chiave di accesso con qualcosa di più composto e complicato: magari mischiando numeri a lettere maiuscole e minuscole.

Per ricordare le parole più utilizzate e più “hackerabili” proponiamo nuovamente una lista, aggiornata con quelle del sito analizzato da Trustwave: “password”, “123456”, “12345678” “abc123”, “qwerty”, “monkey”, “letmein”, “dragon”, “111111”, “baseball”, “iloveyou”, “trustno1”, “1234567”, “sunshine”, “master”, “123123”, “welcome”, “shadow”, “ashley”, “football”, “jesus”, “michael”, “ninja”, “mustang”, “password1”, “photoshop”, “1234567890”, “1234”, “adobe1”, “macromedia”, “azerty” e “654321”.

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