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Come vanno le multinazionali italiane all’estero

fiatLa presenza delle imprese italiane all’estero si conferma rilevante e geograficamente diffusa: 21.682 controllate in 161 paesi nel 2011, 1,7 milioni di addetti impiegati e un fatturato di 510 miliardi di euro.
Le multinazionali italiane all’estero realizzano un fatturato pari al 15,0% di quello complessivamente prodotto dalle imprese residenti in Italia, percentuale che sale al 20,8% al netto degli acquisti di beni e servizi.
Le controllate all’estero nella manifattura sono la metà di quelle attive nel settore dei servizi non finanziari (6.461 imprese contro 11.888), ma presentano un grado di internazionalizzazione di quattro volte superiore.
I settori più internazionalizzati sono l’estrazione di minerali da cave e miniere, la fabbricazione di autoveicoli, la fornitura di energia elettrica e gas e la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche.
Il Brasile è il principale paese di localizzazione delle attività industriali a controllo nazionale, in termini di addetti.
Per quanto riguarda il costo del lavoro, Tunisia, Cina, India e Romania presentano costi molto contenuti per le affiliate italiane, con valori annui compresi tra i 4 mila e i 7 mila euro pro-capite. I valori più elevati si registrano, invece, in Francia (circa 55 mila euro per dipendente).
Le esportazioni di merci e servizi delle affiliate estere sono pari al 27,2 % del loro fatturato.
Rilevante è la quota di fatturato esportato verso l’Italia da parte delle controllate italiane all’estero attive nei settori tradizionali del Made in Italy: industrie tessili e confezione di articoli di abbigliamento (58,2%), fabbricazione di articoli in pelle (39,0%) e fabbricazione di mobili e altre industrie manifatturiere (37,5%).
Oltre il 60% dei principali gruppi multinazionali industriali ha dichiarato di aver pianificato nuovi investimenti per il biennio 2012-2013. La spinta all’internazionalizzazione è rilevante anche per le piccole e medie imprese.
Il costo del lavoro risulta determinante per le scelte di nuovi investimenti industriali, ma la possibilità di accesso ai nuovi mercati rimane la principale motivazione alla realizzazione di investimenti all’estero, sia nell’industria sia nei servizi.
I nuovi investimenti sono finalizzati alla produzione di merci e servizi, alla distribuzione e logistica e al marketing, vendite e servizi post vendita. L’area Ue15 si conferma la principale area di localizzazione dei nuovi investimenti sia nell’industria sia nei servizi. Gli accordi commerciali e le joint-venture rappresentano le modalità organizzative diverse dal controllo più adottate dalle multinazionali italiane.

(fonte:Istat)

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