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Il sovraffollamento nelle carceri italiane

di Mirko Spadoni

carceri_sovraffollamentoRidurre la popolazione carceraria di tremila unità. E’ questo l’obiettivo del decreto legge che il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, è pronto a presentare nel corso della riunione del Consiglio dei ministri. Il decreto contiene misure per tossicodipendenti ed extracomunitari e due disegni di legge, rispettivamente sul processo civile e su quello penale che sono – è bene sottolineare – ancora in corso di definizione. Un dl, questo, che dovrebbe comportare un calo potenziale di tremila detenuti. Una cifra che si dovrà poi aggiungere agli altri quattromila già usciti grazie alle precedenti misure ‘svuotacarceri’. Faranno parte del pacchetto studi sulle pene alternative, sul braccialetto elettronico obbligatorio per i condannati ai domiciliari, salvo diversa disposizione del magistrato di sorveglianza, e sulla libertà anticipata (attualmente ogni sei mesi è previsto uno sconto sulla pena per buona condotta di 45 giorni, diverrebbe di 75). La misura, pensata dal guardasigilli, avrà valore retroattivo dal gennaio 2010 e varrà due anni dall’entrata in vigore della legge. Produrrà un’uscita anticipata che nel massimo arriva a 6 mesi e interesserà potenzialmente altri 1.500 detenuti.
Viene innalzato il “tetto” di pena da scontare per il quale si può beneficiare dell’affidamento in prova ai servizi sociali: attualmente è di 3 anni, dovrebbe così passare a 4, coinvolgendo tra i 1.000 e 1.500 persone. Altre misure mirano a rivedere le procedure di identificazione dei cittadini extracomunitari subito dopo la carcerazione e ad incentivare l’adozione di una norma della legge Bossi-Fini (l’articolo 16), ancora poco applicata e che riguarda l’espulsione immediata in alternativa agli ultimi due anni di pena per alcuni reati minori. Il numero dei detenuti che potrebbe – in linea teorica, sia inteso – essere coinvolto è molto alto: 4-5mila persone. Ma le iniziative del ministero di via Arenula non finiscono qui: il ministero ha inoltre in programma la creazione di “un organismo di vigilanza e controllo per gestire il lavoro dei detenuti all’interno e all’esterno delle carceri”. Ad annunciarlo, parlando lunedì mattina durante un convegno nel carcere di Bollate, è stato il ministro Cancellieri stesso. Per inciso: secondo i dati riferiti dal guardasigilli, nel 2013 solo il 20% della popolazione carceraria ha svolto un’attività lavorativa. Si rende così necessario, “snellire i controlli e rendere più agevole per le aziende l’impiego di detenuti”, ha spiegato il ministro. Secondo cui, sarebbe importante anche “pensare a borse lavoro e tirocini e offrire al mondo della cooperazione la possibilità di gestire il servizio”.
Il sovraffollamento è un problema che va affrontato e risolto quanto prima. Ricordiamo che nel maggio scorso la Corte europea dei diritti dell’uomo ha imposto un’ultimatum al governo italiano: risolvere il problema delle carceri entro un anno di tempo e introdurre nel proprio ordinamento misure che permettano ai reclusi di ottenere un miglioramento delle condizioni di vita negli istituti penitenziari, dove – troppo spesso – alcuni internati trovano la morte: negli ultimi tredici anni (dal 2000 al 2013), secondo i dati elaborati dall’associazione Ristretti orizzonti, il numero dei detenuti che hanno perso la vita è stato di 2.229. Solo dal primo gennaio del 2013, sono stati 142. Detto questo, quali sono le cifre esatte del sistema carcerario del nostro Paese? Stando ai dati riferiti dal ministero e aggiornati al 30 novembre del 2013, nei 205 istituti penitenziari presenti sul territorio italiano sono 64.047 detenuti internati, un numero che supera di oltre il 30% la capienza complessiva regolamentare delle carceri (pari a 47.649). L’aumento del numero dei detenuti (passato dai 47.316 del 1992, pari a 83 detenuti per 100.000 ai 64.047 di oggi, pari a 110,7 detenuti per 100.000 abitanti) “non è stato – come sottolineavamo qualche tempo fa su T-Mag – è stato accompagnato né da adeguate politiche penitenziarie né da una più strutturata e completa riforma del sistema giudiziario italiano”.
Dei 64.047 detenuti, 11.873 sono in attesa di primo giudizio a cui si aggiungono altrettanti 12.050 condannati non definitivi (6.192 appellanti, 4.192 ricorrenti, 1.666 imputati con a carico più fatti, ciascuno dei quali con il relativo stato giuridico, purché senza nessuna condanna definitiva).
Degli oltre 64mila detenuti, 22.434 sono cittadini stranieri. Quelli in attesa di primo giudizio sono 4.720, i condannati definitivi sono 12.546. Mentre quelli con una condanna non definitiva sono 4.975 (2.777 appellanti, 1.859 ricorrenti e 339 imputati con a carico più fatti). Il 18,5% (ovvero 4.146 unità) è di nazionalità marocchina, la comunità più numerosa. Il 16,1% (3.621) sono cittadini rumeni. Immediatamente dietro – e distanziate di pochissimo – troviamo i detenuti di nazionalità albanese, che rappresentano il 12,7% del totale (2.860 unità), e tunisina con il 12% (2.688). Ma la detenzione – oltre ad avere un costo sociale – ne ha uno prettamente materiale: nel 2013, il costo medio giornaliero per un singolo detenuto (con una popolazione carceraria di 65.889 unità) si è attestato a 123,78 euro. Una cifra lievemente in calo rispetto all’anno precedente (il 2012) quando – con 66.449 detenuti totali – il costo era di 124,73 euro.

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