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Qualche riflessione sul calcioscommesse

di Giampiero Francesca

calcio_crisi_economica_scommesseNegli ultimi tre anni giornalisti ed analisti, esperti ed addetti ai lavori, si sono espressi sul cosiddetto calcioscommesse, cercando di dipanare l’intricata questione scoppiata, il 1° giugno 2011, con l’avvio, a Cremona, dell’inchiesta Last Bet. Da allora decine di voci pro, e soprattutto contro, il corrotto mondo del pallone si sono levate, aumentando in mondo esponenziale la risonanza mediatica di un’indagine, diventata, nel tempo, sempre più diversificata e complessa. Una confusione di idee e opinioni, di intercettazioni e scandali, ormai tanto intricata da rendere quasi impossibile esprimere un punto chiaro sulla questione. Il primo passo, necessario, è dunque quello di fermarsi, lasciarsi alla spalle indagini, stralci di telefonate e verbali, per osservare alcuni aspetti cruciali sollevati da questa vicenda. Il primo, banale ma spesso sottovalutato, è che il calcio, in Italia, è un mondo; un vero universo parallelo popolato da milioni di appassionati, tesserati e fan, che non può essere ridotto allo stretto giro di milionari delle serie maggiori. Accomunare, in unico giudizio, tutto questo cosmo sarebbe un grave errore di prospettiva. Un errore a cui, va detto, non si sono sottratte nemmeno le indagini condotte negli anni dalle varie procure. Poco o nulla hanno infatti in comune i polverosi campi di periferia con i grandi stadi di seria A, poco o nulla condividono i campioni di Milan e Inter con i colleghi di Lega Pro. Associare realtà tanto diverse ha finito, al contrario per offuscare aspetti socialmente molto rilevanti della questione. L’attenzione si è infatti immediatamente spostata sui nomi noti presenti nei vari filoni di inchiesta (per altro quasi sempre successivamente scagionati) tralasciando quasi sempre le indagini relative alle serie minori. E’ invece probabilmente lì che un’analisi più attenta avrebbe dovuto ricercare gli spunti di maggiore interesse. La situazione in cui versano le piccole o piccolissime società di provincia, i problemi che attraversano calciatori, dirigenti e tifosi, il quadro socio-economico di queste realtà rappresentano uno spaccato della nostra società, e ne mostrano, a volte, anche il lato peggiore. Riflettere dunque sulla penetrazione del malaffare, anche sotto forma di calcioscommesse, all’interno di alcune di questi club (e dunque nuclei sociali) sarebbe stato un passo importante per cercare di capire i meccanismi che si muovono nel ventre molle del nostro paese. Più che spegnere i riflettori sui casi di maggior clamore mediatico sarebbe stato dunque opportuno interessarsi anche ai palcoscenici minori, sulle cui assi si agitano però aspetti importanti della nostra contemporaneità. Ripartire dalla coda, per risalire, pian piano, alla testa. Vertici dalle cui parole si può trarre un importante secondo spunto di riflessione. In un paese in cui la magistratura, appare, spesso, nell’occhio del ciclone, giudizi tranchant sul suo operato appaiono infatti poco opportuni, ancor più se non supportati dai fatti. L’impianto dell’intera inchiesta Last Bet ha infatti condotto, al di là delle opinioni, a 197 sentenze, con 144 tesserati e 53 club ufficialmente coinvolti. Per questa ragione le parole dell’ex presidente della Figc Carraro: “Leggo sui giornali cose che mi ricordano la storia ‘al lupo al lupo”, dovrebbero far riflettere, in primis, proprio le elites che governano il calcio (ed in generale questo paese). Per quanto compressibili, visto l’effettivo ed eccessivo clamore suscitato da alcuni aspetti della questione, le parole espresse in contesti così delicati pensano infatti spesso come pietre.

 

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