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Istat, aumentano le disuguaglianze sociali nella salute tra gli anziani

La crisi economica attuale sollecita alcune valutazioni sulle condizioni di salute della popolazione e sulla risposta dell’assistenza sanitaria ai bisogni di salute. Le stime provvisorie dell’indagine multiscopo Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari condotta dall’Istat, e realizzata con il sostegno del Ministero della Salute e delle Regioni, forniscono un primo quadro d’insieme su tali aspetti.
Nel 2012 oltre i due terzi della popolazione di 14 anni e più (66,9%) hanno riferito di stare bene o molto bene e il 7,7% di stare male o molto male. Il 14,8% dell’intera popolazione ha dichiarato almeno una malattia cronica grave e il 13,9% ha problemi di multicronicità (dichiara tre o più malattie croniche).
Aumentano le disuguaglianze sociali nella salute tra gli anziani: le persone over65 con risorse economiche scarse o insufficienti che dichiarano di stare male o molto male sono il 30,2% (28,6% nel 2005) contro il 14,8% degli anziani con risorse ottime o adeguate (16,5% nel 2005). In particolare gli anziani del Sud sono il gruppo di popolazione più vulnerabile.
Aumentano anche le disuguaglianze territoriali. Nel Sud le condizioni di salute peggiorano rispetto al 2005: cresce infatti, dal 13,2% al 15,5%, la quota di multicronici (in particolare fra le donne).
Peggiora inoltre la percezione dello stato di salute psicologico. L’indice, controllato per età, passa dal 49,6 del 2005 al 48,8 del 2012; diminuisce in particolare tra gli adulti di 45-54 anni, i residenti al Sud e le donne tra 45 e 64 anni che cercano di entrare nel mercato del lavoro.
Confrontando il secondo semestre 2012 con il semestre corrispondente del 2005, i consumi sanitari risultano in aumento per le visite mediche, stabili per gli accertamenti diagnostici e in lieve diminuzione per i ricoveri ospedalieri.
Le visite odontoiatriche si riducono del 23%. Il 14,3% delle persone di 14 anni e più vi ha rinunciato nell’ultimo anno pur avendone bisogno e, fra queste, l’85% lo ha fatto per motivi economici. Diminuiscono lievemente le visite dietologiche.
In crescita le prestazioni sanitarie a pagamento intero per gli accertamenti: la quota passa dal 21,0% al 24,9% per gli accertamenti specialistici, dall’8,1% al 14,1% per le analisi del sangue. Tali percentuali sono più elevate al Centro e al Sud; dove si registra anche l’incremento più forte rispetto al 2005.
A fronte di una sostanziale tenuta dei livelli di assistenza, nel 2012 l’11,1% della popolazione ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria erogabile dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), pur ritenendo di averne bisogno. Oltre una persona su due rinuncia per motivi economici e circa una su tre per motivi di offerta.
A livello nazionale, il livello di soddisfazione per il Servizio sanitario pubblico appare stabile rispetto al 2005; in una scala da 1 a 10 il voto medio è 6, come effetto combinato dell’aumento dei molto soddisfatti al Nord e dei molto insoddisfatti nel Mezzogiorno.
Il livello di soddisfazione per le prestazioni sanitarie fruite (visite specialistiche, accertamenti specialistici, ricoveri ospedalieri) migliora sensibilmente se i cittadini utilizzano direttamente i servizi sanitari. Fra questi, oltre i due terzi attribuiscono voti di eccellenza (8-10), con differenze minime tra quelle erogate dal Ssn rispetto al sistema privato. Ciò si riscontra anche nel Mezzogiorno, anche se le percentuali risultano di poco più basse.

 

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