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Napolitano e la coesione sociale

di Fabio Germani

giorgio_napolitanoRicordava Gianluca De Martino su Wired che il discorso di fine anno del presidente della Repubblica – nello specifico parliamo proprio di Giorgio Napolitano – fu seguito da nove milioni e 702 mila telespettatori nel 2012, evidenziando così un calo costante: sette anni prima erano stati circa 11 milioni gli italiani incollati al televisore durante il consueto discorso del 31 dicembre (una prassi introdotta da Luigi Einaudi nel 1949). Quest’anno, al contrario, il numero di persone che hanno seguito il discorso di Napolitano è tornato a crescere, addirittura del 12,2%, nonostante i tentativi di boicottaggio da parte di alcune forze politiche e di Grillo in particolare che contemporaneamente al capo dello Stato ha letto il “suo” contromessaggio.
Ha parlato alla pancia del Paese, il presidente della Repubblica. E lo ha fatto ricordando le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare il secondo mandato (tuttavia a termine, come ha ribadito). Ma è stato il tema della coesione sociale il leitmotiv del messaggio presidenziale. Il riferimento più eloquente è stato al dibattito politico: “La sola preoccupazione che ho il dovere di esprimere è per il diffondersi di tendenze distruttive nel confronto politico e nel dibattito pubblico – tendenze all’esasperazione, anche con espressioni violente, di ogni polemica e divergenza, fino a innescare un ‘tutti contro tutti’ che lacera il tessuto istituzionale e la coesione sociale”. In verità uno spaccato di tessuto sociale, Napolitano lo aveva messo in mostra in apertura di discorso leggendo alcune lettere di cittadini: dall’imprenditore di 61 anni rimasto senza lavoro al 44enne “giovane per la pensione, vecchio per lavorare”, fino ai laureati che non trovano un impiego. Storie che accomunano “l’esercito” di italiani scontenti. Il Rapporto sulla coesione sociale, diffuso dall’Istat non a caso negli ultimi scorci di 2013, sottolinea come il numero dei poveri sia aumentato, raggiungendo i valori massimi dal 1997 (anno di inizio della serie storica). Nel 2012 si trovava in condizione di povertà relativa il 12,7% delle famiglie residenti nel nostro Paese e il 15,8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono dunque raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord, passando dal 2,5 al 6,4%.
Ecco che allora, oltre ad auspicare le solite riforme istituzionali (finora mai giunte in porto), Napolitano ha incitato governo e forze politiche a fare di più su questo fronte. Il 2014 – sul tema della ripresa economica e occupazionale, ma anche dei diritti fondamentali – dovrà essere l’anno della svolta. Più chiaro di così, il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica non sarebbe potuto essere.

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