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Gli italiani e il cibo tra salute e crisi economica

di Matteo Buttaroni

cibo italianiAd oggi ,secondo le stime della Fao, sono 870 milioni le persone sulla terra che muoiono di fame, un numero in netto calo rispetto al miliardo dei primi anni Novanta. Tuttavia, nonostante la globalizzazione abbia dato un duro colpo al fenomeno della fame nel mondo, ancora oggi il 5% della popolazione dei paesi sviluppati ha difficoltà nel reperire il cibo. L’alimentazione, spiega l’Eurispes, è stata e continua ad essere nel mondo, come anche in Italia, uno degli indicatori più evidenti delle sproporzioni economiche e sociali.
Quello a cui bisogna dare scacco per tentare di cambiare la situazione è lo spreco alimentare. Si pensi che viene prodotto cibo per 12 miliardi di persone, ma gli abitanti sono sette miliardi e, mentre quasi un miliardo di persone non ha accesso al cibo, tutto il resto viene sprecato.
Nel mondo sono 1,5 miliardi le persone sovrappeso, di cui 500 milioni sono obesi. In Italia il numero si attesta a 20 milioni, il 33% della popolazione totale, di cui 6,5 milioni soffrono di obesità patologica, il 10,8% della popolazione complessiva. Ben il 23,5% dei bambini risulta in sovrappeso.
I morti per malattie legate all’obesità sono 52 mila l’anno e i malati pesano alla spesa sanitaria pubblica circa 23 miliardi di euro.
Uno dei fattori che nell’ultimo periodo ha contribuito notevolmente ad aumentare le difficoltà legate al mangiar sano è sicuramente il costo delle diete più salutari. Uno studio dell’Università Cattolica di Campobasso ha dimostrato che la dieta mediterranea, seguita dal 72%, è più facile da rispettare per chi ha un reddito più alto. Il tasso di obesità è risultato più alto invece tra i redditi più bassi: si parla del 36% contro il 20% dei benestanti. A mettere il carico su questa situazione è stata anche la crisi economica. Sempre secondo i dati raccolti da Eurispes, l’industria alimentare italiana vale 6,8 miliardi di euro, circa dieci volte il mercato delle tecnologie del momento e tre volte il business legato al calcio. Negli ultimi anni, insieme al calo dei consumi interni, si è verificato anche un calo della produzione. Nel corso del 2012 infatti il volume della produzione del settore alimentare ha registrato un calo dell’1,4%. Solo l’export, in crescita dell’8%, è riuscito a trainare il fatturato facendolo involare del 2,3%.
Il calo dei consumi alimentari è il particolare più allarmante: tra il 2007 ed il 2012 si è verificato un crollo del 7,7%. Una tendenza che si è protratta anche nei primi nove mesi del 2013, mostrando un ulteriore calo del 4%. Un insieme di dati che dimostrano come gli italiani si siano ritrovati a tagliare anche su spese di prima necessità come quella alimentare. L’81% degli intervistati ha dichiarato che nell’ultimo anno ha ridotto le spese per i pasti fuori casa, mentre il 75,9% ha ridotto le spese puntando su prodotti di qualità inferiore.
Secondo Federalimentare nel corso degli ultimi cinque anni gli italiani hanno ridotto gli acquisti alimentari del 10%, per un totale di 20 miliardi di euro. Di conseguenza anche gli scarti alimentari sono passati dal 30% al 7%. Anche il paniere dei consumi è cambiato: si è registrato un aumento nell’acquisto di pasta ed un calo invece di prodotti notoriamente più costosi (carne, frutta, pesce, salumi, latticini e olio). La pasta viene messa a tavola ogni giorno da oltre dieci milioni di italiani.
Secondo la Coldiretti solo il 18% degli italiani a pranzo fa un pasto completo mentre il 9% si limita ad un panino e un italiano su tre si ferma al primo piatto.
Tornando alla salute è possibile osservare, mediante i dati raccolti dall’Eurispes, che la metà degli italiani, esattamente il 53,7%, è attento all’alimentazione e segue una dieta abbastanza equilibrata. Solo l’8,3% molto equilibrata, mentre ben il 32,3% poco e il 5,7% per niente.
Il 26,1% dichiara di seguire, qualche volta, una dieta dimagrante, al contrario del 65,1% che ammette di non farlo mai. Le diete purificanti sono invece seguite, sporadicamente, dal 19,2% degli intervistati.
Se da un lato rimangono fermi i consumi di alimenti tradizionali, dall’altro crescono gli alimenti biologici: il 70% degli italiani afferma di acquistare almeno il 20% di prodotti di origine biologica. Di questi il 71% lo fa per motivi legati salute, il 46% per la tutela dell’ambiente, il 40% per motivi legati unicamente al gusto e il 20% per il benessere degli animali.
Il 77,6% predilige l’acquisto di prodotti Made in Italy, il 46,4% acquista spesso prodotti Dop-Igp-Doc. Solo il 30,7% acquista prodotti economici senza curarsi della provenienza.

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