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Crescono i disoccupati tra i neolaureati

di Mirko Spadoni

laureati-3Guardi le statistiche e comprendi tutte le difficoltà del momento: a gennaio il tasso di disoccupazione è arrivato al 12,9% (+1,1% su base annua). Quello giovanile è al 42,4%. Emerge così che solo nel corso dell’ultimo anno, sono 478mila gli italiani che hanno perso un impiego e nel complesso, secondo i dati provvisori dell’Istat, sono circa 3 milioni e 293mila quelli senza un lavoro. “Una cifra – commentò il premier Matteo Renzi – allucinante, la più alta da 35 anni. Ecco perché – concludeva su Twitter il capo del governo – il primo provvedimento sarà il JobsAct”. Impossibile ancora dire se le misure pensate dall’attuale esecutivo, una volta messe in atto, avranno gli effetti sperati. Nel frattempo, i dati parlano chiaro: tra i tanti giovani in cerca di occupazione, è cresciuta – anzi: è più che raddoppiata e in alcuni casi triplicata – la quota dei laureati. Questo è quanto emerge dalla lettura dei dati della XVI indagine di AlmaLaurea, presentata all’Università di Bologna in occasione del convegno Imprenditorialità e innovazione: il ruolo dei laureati. Nel 2008, i ragazzi che riuscivano a firmare un contratto a tempo indeterminato erano il 41,8% dei “triennali” (non iscritti ad un altro corso di laurea) e il 33,9% degli specialistici. Percentuali di gran lunga superiori rispetto a quelle rilevate sei anni dopo: si è infatti passati al 26,9% nel primo caso e al 25,7% nel secondo. Si sono ridotte anche le retribuzioni in termini nominali, passate dai 1.300 euro mensili del 2008 ai 1.000 del 2013. In termini reali, la riduzione è stata pari al 20%.
Nel 2008 ‘solo’ il 10% dei giovani, che avevano conseguito una laurea da poco più di un anno, non aveva ancora trovato un impiego. Nel 2013 i disoccupati, a un anno dal conseguimento del titolo, sono saliti al 26,5% tra i triennali, al 22,9% per gli specialistici, e al 24,4% i magistrali a ciclo unico. Nel 2012, riferiva l’Istat qualche tempo fa nell’Annuario statistico, tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 29 anni, il tasso di disoccupazione dei laureati è al 19% mentre per i diplomati le percentuali sono leggermente più basse: 16,3%.
Eppure conseguire una laurea rappresenta ancora un vantaggio nel medio e lungo termine: a cinque anni, la disoccupazione, indipendentemente dal tipo di laurea, si attesta su valori decisamente più contenuti, inferiori al 10%: 8% per i laureati di primo livello; 8,5 per i magistrali e 5 per quelli a ciclo unico.
Inoltre, tra il 2007 e il 2013, secondo le rilevazioni di AlmaLaurea, il differenziale tra il tasso di disoccupazione dei neolaureati e dei neodiplomati è passato da 2,6% a 11,9%.
Leggendo i dati di Unioncamere, si apprende che chi possiede un titolo di studio universitario può essere assunto e poi percepire un salario netto pari a 1.309 euro, discorso diverso per un diplomato la cui paga netta non supera i 1.131 euro. Ma il Rapporto 2013 di Unioncamere mette in luce anche un altro aspetto: nel 2012, in Italia soltanto il 18,7% degli occupati possedeva una laurea. Nel Regno Unito (39,9%), in Spagna (39,5%), in Francia (35,2%) e in Germania (28,9%), le cose vanno leggermente meglio. Un dato tutt’altro che gratificante per il nostro Paese.

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