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La continua emorragia di imprese

di Giampiero Francesca

lavoro_imprese-1024x683E’ un refrain ormai triste e prevedibile quello che, di mese in mese, di indagine in indagine, annuncia la costante emorragia di aziende in Italia. Non passa infatti settimana senza che un istituto, un ente, una fondazione o un centro ricerche pubblichi dati sulla grave situazione del sistema imprenditoriale italiano. L’ultimo grido di allarme, in ordine di tempo, è quello che proviene dall’analisi del primo trimestre 2014 effettuata dal centro studi di Confesercenti. Il saldo fra le nuove aziende e quelle che hanno cessato definitivamente l’attività, fra gennaio e febbraio, è infatti il più negativo degli ultimi quarant’anni. A fronte di 11.415 imprese aperte si sono registrate ben 29.136 chiusure, con un passivo totale di –17.723. Un dato che, già di per sé, basterebbe per sottolineare ancora una volta quanto complesso sia, nell’attuale contesto italiano, fare impresa, ma che risulta ancora peggiore se si scende ad un’analisi più dettagliata dei dati. Tutte e tre le macro-categorie, prese in analisi da Confesercenti, presentano infatti un passivo decisamente negativo. Il peggiore, fra i settori d’indagine, è il commercio al dettaglio (-10.097), seguito dal turismo (-4.905) e dall’intermediazione commerciale (-2.721). Il trend negativo, che fin ora aveva colpito solo una parte del sistema italiano, sembra dunque travolgere adesso tutte le aree d’impresa, lasciando sul campo migliaia di attività. Un triste contagio che si evince ancor meglio guardando alla composizione delle tre grandi categorie di analisi. Nel comparto commerciale, ad esempio, non si ferma il crollo del numero delle imprese del commercio al dettaglio in sede fissa No Food, che, in soli due mesi, ha visto chiudere i battenti di ben 11.253 attività (con un saldo negativo di -8.315).
Se però il continuo depauperamento di questo particolare genere di impresa non sorprende, visto l’andamento negativo che lo caratterizza ormai da tempo, diverso è il discorso per settori fino ad ora in controtendenza. Finanche il commercio su area pubblica, cosiddetto ambulante, considerato da sempre un baluardo del nostro sistema imprenditoriale, registra, in questo primo bimestre un passivo totale di -529 aziende (con 1.979 nuove aperture e 2.508 chiusure). Una situazione drammatica che, come visto, non si limita però al solo comparto commerciale. Bar, ristoranti e attività turistiche risentono infatti dello stesso clima di difficoltà e incertezza. La ristorazione, in particolare, paga un pesante passivo, perdendo, in un lasso di tempo piuttosto breve, 2.289 attività. Come commenta giustamente la stessa Confesercenti, dopo un Natale fiacco, anch’esso caratterizzato da consumi non certo esaltanti, molte imprese hanno deciso di non ripartire nel nuovo anno. Così, accanto ai molti ristoranti che hanno chiuso le loro cucine, si sono moltiplicati anche i bar (-2.041) e gli alberghi (-478) che hanno, per così dire, gettato la spugna. Una situazione di disagio che, contrariamente a quanto si possa pensare, coinvolge l’intera geografia del nostro paese che, da Milano a Roma, da Palermo a Torino vede diminuire il numero delle proprie aziende. Maglia nera di questa speciale classifica è la capitale che ha registrato un passivo di 682 aziende, seguita, in successione da Torino (-425) e Milano (-297). Differentemente da altri indicatori dunque, questo tipo di indagine evidenzia come la difficoltà imprenditoriale sia una triste realtà diffusa su tutto il territorio nazionale. Amaro esempio di questa condizione ormai atavica del sistema è il quadro di Roma che conta orami centinaia di chiusure in tutti i settori analizzati.
Nonostante la sua capacità, forse unica nel mondo, di attrarre visitatori dall’estero, anche il comparto turistico, nella capitale, appare in perdita in questo primo bimestre del 2014 (-155). La necessità di una riforma strutturale, che inverta questa terribile tendenza, si manifesta dunque, di mese in mese, con maggior forza. Le conclusioni cui giunge Confesercenti sono infatti quelle a cui, ogni persona di buon senso, può autonomamente arrivare. Un sistema sviluppato come il nostro non può infatti permettersi una così costante emorragia di attività imprenditoriali. Urge dunque una manovra che interrompa la recessione della domanda e riattivi un circolo virtuoso senza il quale sarà impossibile uscire da questo tunnel.

 

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