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L’uso, l’abuso e il consumo di alcol

di Mirko Spadoni

alcolUn’abitudine sempre più in voga. Tra il 2002 e il 2012 è infatti cresciuto il numero dei consumatori di bevande alcoliche lontano dai pasti, passati dal 23,1% al 26,9% nella popolazione di oltre 14 anni. Un incremento che ha coinvolto sia gli uomini, ma principalmente le donne: dieci anni fa erano il 12,1% oggi sono il 16%. Questo è quanto emerge dalla Relazione al Parlamento su alcol e problemi alcol correlati 2013 del ministero della Salute. Dati assolutamente in linea con quelli diffusi lo scorso anno dall’Istat, che ne L’uso e abuso di alcol in Italia rileva come nel 2012 il 66,6% della popolazione di 14 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno. “Tale quota – osserva chi ha condotto il rapporto – è stabile rispetto all’anno precedente e in diminuzione rispetto a 10 anni prima (70,2%)”. Tra il 2002 e il 2012 è diminuito, soprattutto tra le donne (-32,6%), anche il numero di consumatori giornalieri di bevande alcoliche (-24,6%). Ma aumenta la quota di quanti dichiarano di bere alcolici fuori dai pasti (dal 23,1% del 2002 al 26,9% del 2012, per l’appunto) e di chi ne consuma occasionalmente (dal 35,8% nel 2002 al 42,2% nel 2012). Così come è cambiato anche il tipo di bevande che gli italiani sono soliti consumare: la quota di chi consuma “solo vino e birra” è diminuita, mentre è cresciuta quella di chi beve “anche aperitivi alcolici, amari e superalcolici”. Durante il 2012, il 64,6% della popolazione di 11 anni e più “ha consumato almeno una bevanda alcolica” nel corso dall’anno. “Di questi – rileva l’Istat – il 51,9% beve vino, il 45,8% birra e il 40,5% aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori”. Consuma quotidianamente del vino il 21,5%, percentuale più bassa per la birra: il 4,1%. Nel complesso, i comportamenti a rischio nel consumo di alcol riguardano 7 milioni e 464 mila persone. “Continua – rileva l’Istat – il trend discendente dei consumatori a rischio già osservato nell’anno precedente”. Sorge però spontanea una domanda: quando si può definire “a rischio” il consumo di bevande alcoliche? “Le organizzazioni scientifiche internazionali (comprese l’OMS e l’ISS) suddividono – spiegava a La Stampa qualche mese fa il dottor Gianni Testino, docente di Gastroenterologia e Medicina Interna all’Università di Genova – i bevitori a basso, medio e alto rischio. A basso rischio di sviluppare malattie da alcol (malattie del fegato, pancreas, tumori ecc.) sono le donne che consumano meno di una UA al giorno e gli uomini che bevono meno di due UA al giorno”. “Una Unità Alcolica (UA) – precisava Testino – è caratterizzata da 10-12 grammi di etanolo che troviamo all’interno di un bicchiere di vino da 125 ml (12°), un boccale di birra media (4-5°), in una dose da bar di superalcolico (40 ml) o in un aperitivo”. Rispetto al 2011, diminuisce sia la quota dei consumatori giornalieri non moderati di alcol (dall’8,4% al 7,5%) sia quella degli abitué del binge drinking, ovvero “il consumo eccessivo episodico di oltre 6 bicchieri di bevande alcoliche di qualsiasi tipo in modo consecutivo e concentrato in un arco ristretto di tempo”, passati dal 7,5% al 6,9%. La riduzione si osserva tra gli uomini, che passano dal 13,6% al 12,2% per il consumo giornaliero non moderato e dal 12,2% all’11,1% per il binge drinking. Comportamenti a rischio più frequenti si osservano fra gli ultrasessantacinquenni (il 40,7% degli uomini contro l’10,1% delle donne), i giovani di 18-24 anni (il 21,0% dei maschi e il 9,5% delle femmine) e gli adolescenti di 11-17 anni (il 12,4% dei maschi e l’8,4% delle femmine). La popolazione più a rischio per il binge drinking è quella giovanile (18-24 anni): il 14,8% dei giovani (20,1% dei maschi e 9,1% delle femmine) si comporta in questo modo, per lo più durante momenti di socializzazione. Il consumo moderato – o meno – di alcolici da parte dei genitori influenza il comportamento dei figli: il 17,4% dei ragazzi di 11-17 anni, che vivono in famiglie dove almeno un genitore adotta comportamenti a rischio nel consumo di alcol, ha anch’esso abitudini alcoliche non moderate, mentre tale quota scende al 9,2% tra i giovani che vivono con genitori “che non bevono o che bevono in maniera moderata”. “Chi eccede nel consumo di alcol spesso è un fumatore o un ex fumatore”, osserva l’Istat. E così il 20,9% dei fumatori e il 19,3% degli ex fumatori ha almeno un comportamento di consumo a rischio contro il 9,1% dei non fumatori. Evidenti differenze anche tra i giovani di 18-24 anni che frequentano o non frequentano assiduamente le discoteche. I primi sono più inclini a un consumo di alcol a rischio (30,5%) i secondi si fermano all’8,0%. “Stesse differenze – rileva il rapporto – si riscontrano tra frequentatori e non di spettacoli sportivi e concerti”. “Tra i Paesi dell’Unione europea – si legge però su salute.gov.it – l’Italia occupa il posto più basso nella graduatoria relativa al consumo annuo pro capite di alcol puro, cioè di alcol consumato tramite tutti i tipi di bevande alcoliche, che, considerato nella popolazione di età superiore ai 15 anni, è secondo l’OMS il miglior indicatore del consumo complessivo di alcol di una popolazione: tale parametro nel 2009 ha raggiunto i 6,94 litri, valore che si presenta in costante calo – molto maggiore di quello registrato dalla media dei Paesi dell’Unione Europea – e consentirà presumibilmente all’Italia di raggiungere il livello di consumo raccomandato dall’OMS per l’anno 2015 (6 litri l’anno per la popolazione al di sopra dei 15 anni e 0 litri per quella di età inferiore)”.
Parte degli italiani non abbandona però l’abitudine di guidare un veicolo dopo aver consumato bevande alcoliche: secondo i dati raccolti dal sistema PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), “tra coloro che hanno consumato alcolici nei 30 giorni precedenti all’intervista, un intervistato su dieci (9%) ha dichiarato di aver guidato un’auto o una moto nell’ora successiva all’aver bevuto almeno due unità alcoliche”. La percentuale cresce negli uomini e nei giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni: il 13% per i primi e l’11% per i secondi. Le donne si fermano al 3%. “L’alcol – ricorda l’Istituto superiore di Sanità nel Rapporto 2013 Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni – è responsabile del 9% della spesa sanitaria nei Paesi europei, uno dei maggiori fattori di rischio per la salute dell’uomo, e una delle principali cause di mortalità e morbilità”. Quanto basta per convincere chiunque a prendere le dovute precauzioni.

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