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I disoccupati di lungo periodo

di Fabio Germani

disoccupazione_ocse_europa_italiaIl tasso di disoccupazione in Italia si attesta nel mese di febbraio al 13%, il dato più alto dal 1977 stando alle rilevazioni Istat. Osservando le serie storiche dell’Istituto nazionale di statistica, si scopre che a febbraio del 2008 – poco prima dello scoppio della crisi economica, quindi – il numero di occupati era di 23,4 milioni, mentre nel 2014 sono 22,2. Vuol dire, in altri termini, che la crisi ha bruciato 1,2 milioni di posti di lavoro. Il tasso di occupazione di febbraio 2014 è di per sé stabile rispetto al mese precedente, ma in calo dello 0,8% sul 2013.
Cosa è successo, dunque, dal 2008 ad oggi? Innanzi tutto il tasso di disoccupazione – che considera il numero di persone che cercano lavoro sul totale della popolazione attiva, senza trovarlo – è raddoppiato dal 6,5% al 13%, come quello giovanile che dal 21,1 è passato al 42,3%. In generale le persone in cerca di lavoro sono aumentate dell’1,7%: erano 1,6 milioni nel 2008, sono 3,3 milioni quest’anno.

Tasso di occupazione
Ma il dato che desta maggiore preoccupazione, paradossalmente, è proprio il tasso di occupazione, diminuito nel corso di questi anni del 3,7%. L’indicatore, infatti, misura chi ha un lavoro sul totale della popolazione in età lavorativa (15-64 anni). Ora, è vero che il tasso di occupazione – più o meno costante al 55% negli ultimi mesi – è più alto del tasso rilevato nel periodo compreso tra il 1977 e il 2000, ma negli anni della crisi ha comunque registrato un decremento non indifferente dal 58,9% di febbraio 2008 al 55,2% di febbraio 2014. In conclusione il numero di disoccupati, pari a tre milioni e 307 mila, aumenta dello 0,2% rispetto a gennaio 2014 (+8 mila) e del 9% su base annua (+272 mila).

Disoccupati di lunga durata
Nell’Ue a 28 il tasso di disoccupazione si attesta nello stesso periodo al 10,6%, nell’eurozona all’11,9% (dati Eurostat, in lieve miglioramento peraltro se confrontati con quelli precedenti). Il problema, però, riguarda soprattutto i disoccupati di lungo periodo, che di norma rappresentano una parte cospicua. Già nel 2008, ad esempio, in Italia erano il 45,6% del totale dei disoccupati, percentuale superiore a quella degli altri Paesi. Anche oltreoceano la presidente della Fed, Janet Yellen, ha osservato come le difficoltà attuali siano più gravi che in passato a causa dei molti che sono alla ricerca di un posto di lavoro da sei mesi o da almeno un anno. Le analisi dimostrano come gli imprenditori siano poco intenzionati ad assumere disoccupati di lunga durata preferendo giovani con poca o nessuna esperienza. Subentra così l’esigenza di creare occupazione, una necessità tanto per gli Stati Uniti quanto per l’Europa (con un occhio di riguardo, al solito, per l’Italia). Servirebbe, in questo senso, un maggiore impiego di risorse destinate alle politiche attive (tutte quelle misure, cioè, volte alla formazione e alla riqualificazione) favorendo, non da ultima, l’auto-imprenditorialità e di conseguenza la creazione diretta di posti di lavoro. Nel nostro Paese si spende meno che in Germania o Francia per soluzioni del genere. Le competenze (vecchie o acquisite di recente) da sole potrebbero non bastare se non c’è certezza della domanda. E ciò è ancora più evidente quando i disoccupati di lunga data provengono da un settore economico in declino.

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1 Commento per “I disoccupati di lungo periodo”

  1. […] spesso di una domanda di lavoro quasi mai di qualità. Poi c’è, al solito, il dilemma della disoccupazione di lunga durata (cioè di chi non trova lavoro da almeno 12 mesi) che nel 2012 ha avuto un’incidenza pari al […]

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