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Il valore del calcio italiano

di Mirko Spadoni

stadio_calcio_prezzi_bigliettiÈ una triste realtà. Il calcio italiano, non più vincente come un tempo, da qualche anno a questa parte è sempre più indebitato e meno attraente. Questo è quanto emerge dal Report Calcio 2014, elaborato dalla Figc e dal “Centro Studi Sviluppo ed Iniziative speciali” della stessa Federcalcio, con la collaborazione dell’Agenzia di ricerca e legislazione (Arel) e Pwc. Leggendo lo studio in questione, si apprende infatti che nel 2012-2013 i debiti della Serie A sono cresciuti dell’1,9% rispetto alla stagione precedente. L’ammontare totale del disavanzo ha così raggiunto quasi i tre miliardi di euro (2.947 milioni, ad essere precisi), ovvero circa l’84% del totale delle passività. “Di questi – scrive chi ha stilato il rapporto – i debiti finanziari pesano per il 32%”.

Si riduce il contributo al fisco
Oltre all’indebitamento progressivo dei club italiani, si riduce anche il contributo di quest’ultimi al sistema fiscale e previdenziale, che nel 2011 è pari a circa 1.034 milioni di euro. Stando ai dati riferiti dalla Federcalcio, il contributo del calcio al fisco è in calo del 3,4% rispetto all’anno precedente, di questi 892 milioni derivano dal contributo delle società professionistiche, mentre 142 milioni riguardano il gettito erariale derivante dal settore delle scommesse.

In crescita la produzione del calcio
C’è tuttavia un dato positivo: nel 2013-2014, è infatti cresciuto il valore della produzione del calcio professionistico italiano (+1,3%): 2.695 milioni di euro. “Le due maggiori fonti di ricavo – osserva la Figc – sono rappresentate dai diritti televisivi (38%, +4,6%) e dalle plusvalenze (20%, più o meno invariate rispetto alla stagione 2011-2012)”. L’aumento dei ricavi dei diritti dei media (+8,1%), passati dai 913 ai 987 milioni di euro “è da attribuire principalmente – osserva Il Sole 24 Ore – ai risultati positivi ottenuti dai club italiani nelle coppe europee, soprattutto per quanto concerne la partecipazione alla Champions League 2012-2013 (+52%, i proventi televisivi da gare Uefa sono saliti nel 2012/13 a 149 milioni contri i 98 della stagione precedente)”. Percentuali che mettono in luce un aspetto soltanto parzialmente positivo: l’eccessiva dipendenza delle società italiane dai ricavi derivanti dalla vendita dei diritti televisivi.

Cala il numero degli spettatori negli stadi
E così, mentre cresce il debito e si riduce il contributo al fisco, sempre meno italiani decidono di seguire dal vivo la propria squadra del cuore. Forse complici le offerte delle piattaforme televisive a pagamento (“un tifoso su tre – il 32,5% – segue la propria squadra del cuore utilizzando la pay per view”, secondo l’ultimo Rapporto Italia dell’Eurispes) e l’assenza di impianti moderni e accoglienti (la cui “età media – sottolinea la stessa Figc – è addirittura di 64 anni, considerando solo gli stadi di Serie A), le presenze allo stadio in occasioni di incontri di calcio professionistico hanno subito un calo vertiginoso: circa un milione di spettatori in meno rispetto alla stagione precedente (-6,4%). Si è così passati da circa 13,2 milioni nel 2011/12 a 12,3 milioni del 2012/13. Inevitabile quindi un’affluenza media molto bassa: in Serie A, ad esempio, la media spettatori supera di poco le 22mila unità (22.591).

Il confronto (poco confortante) con i campionati europei
Ad eccezione della Ligue 1 (19.211), altrove va meglio che in Serie A. In Bundesliga (42.624 tifosi medi), Premier League (35.921) e Liga spagnola (28.237), ad esempio. Dati in linea con quelli rilevati e certificati nell’Annual Review of Football Finance 2013 della Deloitte, secondo cui nel 2011-2012 gli spettatori medi in Bundesliga si sono attestati a quota 44.293, quelli della Premier League e della Liga spagnola rispettivamente da 34.646 e 26.050. E così in Italia i ricavi da stadio e quelli commerciali crollano in modo significativo, rispettivamente del 4,1% e del 3,9%.

Aumentano le perdite e il parco giocatori vale sempre meno
Ci sono poi altri dati poco confortanti, quelli relativi alle perdite che nel 2011/2012 si sono attestate a 280 milioni di euro (la stagione successiva si è invece chiusa con un disavanzo di soli – si fa per dire – 202 milioni di euro) e quelli riguardanti il valore del parco giocatori, ora a quota 1.106 milioni di euro e in calo del 7,7%.
Un vero peccato, se soltanto si pensa al bacino d’utenza delle società calcistiche. “Nel nostro Paese – riferiva qualche mese fa a La Gazzetta dello Sport il presidente della Lega Calcio, Maurizio Beretta – sono 25,5 milioni gli italiani sopra i 14 anni interessati a seguire il calcio; di questi 18,1 milioni fanno il tifo per una squadra di Serie A”. “Il mondo del calcio – ha osservato invece il presidente del Coni Giovanni Malagò, intervenendo alla presentazione del rapporto – ha una grande potenzialità”. Potenzialità evidentemente non sfruttate al meglio.

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