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Perché i laureati di primo livello interrompono gli studi

di Matteo Buttaroni

lavoro_studioAbbiamo già visto, grazie al Rapporto dell’Anvur sullo stato di salute delle università italiane nel 2012, che su una media di cento iscritti ad un corso di laurea, solo 55 raggiungono l’obiettivo finale e che solo il 55% dei laureati triennali si iscrive alla magistrale. Dato simile al 57% rilevato da Almalaurea nel 2013, secondo cui appunto 43 laureati su cento termina la propria formazione universitaria con la laurea di primo livello. Due terzi di questi risulta occupato già da un anno infatti, nel 39% dei casi. Gli intervistati spiegano che la ragione della mancata prosecuzione degli studi risiede proprio nella difficoltà nel conciliare il lavoro con lo studio. Solo il 17% dichiara di non continuare il percorso formativo per mancanza di interesse, mentre il 13% spiega di non continuare per motivi economici. Quest’ultimo dato risulta in aumento del 2% rispetto alla rilevazione del 2012, mentre sono scese di un punto percentuale le motivazioni legate al lavoro.
Le difficoltà nel conciliare lo studio e il lavoro vengono espresse soprattutto dai laureati dei gruppi scientifici, con il 52%; ingegneristico, 52%; ed economico-statistico, 46%. La stessa motivazione risulta più bassa della media (33%) per i laureati nei gruppi, letterario, psicologico, linguistico, di architettura e di educazione fisica.
Il 46% dei laureati di primo livello continua a svolgere lo stesso lavoro iniziato durante il periodo di studio, il 15% ha dichiarato di aver lavorato durante il periodo del conseguimento della laurea ma che ha cambiato lavoro appena conseguito il titolo di studio.
A continuare il lavoro iniziato nel corso della carriera accademica sono soprattutto i laureati dell’indirizzo giuridico, nel 70% dei casi; seguiti dai laureati in quello psicologico (63%) e da quelli laureati in indirizzi legati all’educazione fisica (62%). Pratica meno diffusa tra i laureati nei gruppi scientifico e linguistico, rispettivamente con il 41% ed il 38%. Molto più bassa la percentuale rilevata per i laureati in medicina: il 15,9%, mentre il 15,5% non prosegue il lavoro iniziato prima della laurea e il 68,6% ha iniziato a lavorare direttamente dopo il conseguimento.
Oltre un quarto dei laureati che continuano l’attività lavorativa iniziata prima della laurea dichiara di aver notato miglioramenti nel proprio lavoro: il 56% dal punto di vista delle competenze professionali, il 21% dal punto di vista della posizione lavorativa, il 12% ha riscontrato miglioramenti economici e il 10% svolge mansioni migliori rispetto al periodo lavorativo per-laurea. Cambiamenti notati soprattutto dai laureati in educazione fisica (nel 44% dei casi) e in indirizzi legati all’insegnamento (41%). Solo il 15% dei laureati nel gruppo letterario e geo-biologico, ha notato cambiamenti di questo tipo.
Ad un anno dalla laurea di primo livello sono 34,5 su cento gli occupati stabili, un dato stabile rispetto al 2012 ma in calo del 10% rispetto al 2006. Un calo dovuto alla contrazione del 2% registrato dai contratti a tempo indeterminato (che riguardano un quarto degli occupati laureati da un anno) e da un aumento sempre del 2% dei lavoratori autonomi.
Il 19% dichiara invece di aver sottoscritto un contratto a tempo determinato, il 7% ha un contratto parasubordinato, mentre il 6% ha un contratto di collaborazione occasionale. Il 14,4% non gode invece di alcun contratto lavorativo.

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