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La delicata situazione in Ucraina/10

di Mirko Spadoni

Washington non rivedrà la sua posizione. “Noi statunitensi – ha ribadito il vicepresidente americano Joe Biden, parlando martedì alla Rada Verkhovna – siamo pronti ad aiutare i vostri leader a cogliere l’opportunità di creare un’unita nazionale”. Un sostegno forse immaginabile, ma che ha anche un suo prezzo: Kiev dovrà infatti impegnarsi a fondo nel combattere “il cancro della corruzione endemica nel Paese”, ha puntualizzato Biden. Soltanto così potrà garantirsi gli aiuti economici di Washington, che – oltre al miliardo di dollari promesso la scorsa settimana – ha stanziato altri 50 milioni di dollari per facilitare l’introduzione di riforme politiche ed economiche e otto milioni in “aiuti militari non letali”.

Un’Ucraina indipendente da Mosca (e dal suo gas)
Gli Stati Uniti hanno però intenzione di “assistere l’Ucraina” rendendola anche più indipendente dal gas russo. “Pensate – ha chiesto Biden ai deputati ucraini – a dove sareste oggi se poteste dire alla Russia di tenersi il suo gas”. Un obiettivo di primaria importanza per Kiev, che deve a Mosca oltre 15 miliardi di dollari per le passate forniture, e per il primo ministro ucraino ad interim Arseny Yatsenyuk, pronto ad aprire le porte ad “investitori europei e americani”: “Il miglior modo per diventare indipendenti dal gas di Mosca è quello di aprire le porte ad investitori europei ed americani per modernizzare e valorizzare i gasdotti ucraini”.

Putin semplifica procedure per ottenere la cittadinanza russa
Da oggi, e grazie ad una legge (On Amendments to the Federal Law On Russian Federation Citizenship and Certain Legislative Acts of the Russian Federation), promulgata dal leader del Cremlino, ottenere la cittadinanza russa sarà più semplice per tutti i madrelingua russi, i cui ascendenti diretti hanno vissuto – o vivono – in Russia o in un territorio che faceva parte dell’Unione sovietica o dell’Impero russo. La richiesta di cittadinanza dovrà essere valutata entro tre mesi dalla sua presentazione. Una volta accettata, l’interessato dovrà rinunciare alla sua precedente cittadinanza. In cambio, la Russia si offre di garantirgli programmi di prima accoglienza ed inserimento lavorativo.

Il mancato rispetto degli accordi di Ginevra
L’accordo, raggiunto al termine dell’incontro di Ginevra, non ha sortito gli effetti sperati: nonostante la garanzia di amnistia, le milizie filo-russe, a cui era stato chiesto di abbandonare gli edifici governativi nell’est del Paese e di consegnare le armi, non hanno obbedito a quanto deciso dai rappresentanti di Russia, Stati Uniti, Unione europea e Ucraina. Si sono rifiutati di rispettare l’intesa anche i nazionalisti ucraini che ancora occupano piazza dell’Indipendenza a Kiev, l’invito/ordine di Ginevra era indirizzato anche a loro. Per inciso: secondo i termini degli accordi, l’amnistia verrà riconosciuta soltanto a chi non ha commesso “crimini capitali” (ovvero: a chi non ha ucciso). Le parti coinvolte non hanno quindi intenzione di scendere a patti. Quanto accaduto domenica nei pressi di Sloviansk, una città dell’Ucraina orientale, ne è la riprova: cinque persone sono rimaste uccise nel corso di una sparatoria a un posto di blocco eretto da militanti filo-russi.

Come la pensano i russi?
Quanto accaduto fino ad ora soddisfa buona parte dell’opinione pubblica russa: secondo i dati dei sondaggi sociali condotti ad aprile dal centro Vtsiom (Centro russo di ricerche sull’opinione pubblica), il 96% degli intervistati ritiene che l’annessione della Crimea alla Federazione russa sia giusta. Un russo su cinque (il 18%) è convinto che molti paesi sono intenzionati a non riconoscere ufficialmente l’annessione della Crimea in quanto temono che la Russia diventi troppo influente. Il 25% teme invece che una situazione simili possa avere effetti negativi sul Paese.

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