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Top secret: il segreto di stato nel mondo

di Giampiero Francesca

top_secretIl 22 aprile scorso il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha firmato la direttiva che “dispone la declassificazione degli atti relativi ai fatti di Ustica, Peteano, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna, rapido 904″. Un atto più simbolico che sostanziale che può però essere un utile spunto per riflettere sulla gestione, nel mondo, dei documenti classificati. Dalla Cina all’Inghilterra, dalla Francia agli Stati Uniti la giurisprudenza in materia di atti secretati appare infatti molto simile, e provoca, un po’ ovunque, gli stessi accesi dibattiti. La base comune sembra essere il modello americano (molto simile a quello britannico), che identifica alcuni livelli di sicurezza dei documenti, dall’inaccessibile “Top Secret” al cosiddetto “For official use only” (traducibile semplicemente come “Riservato”). Questa suddivisione è stata introdotta anche nell’ordinamento italiano, con l’art.42 della legge 124/2007, che riclassifica i gradi di riservatezza di un atto, con una scala che vede al vertice i documenti “Segretissimi” e alla base quelli, appunto, “Riservati”. Non troppo diversa da questo quadro è la situazione sull’altro versante delle Alpi. L’art.413-9 del Codice Penale francese prevede un livello massimo di protezione, definito “Très Secret Défens”, che comprende tutte le informazioni ritenute potenzialmente pericolose per la sicurezza nazionale. Nessuna organizzazione o singolo cittadino può vedere, rielaborare, archiviare, trasferire o cancellare questi documenti senza l’autorizzazione del Primo ministro. I livelli successivi del sistema francese, “Secret Défense” e “Confidentiel Défense”, prevedono un controllo sempre minore da parte delle autorità governative pur mantenendo un alto livello di protezione, eliminabile solo in caso di particolari emergenze. Restrizioni che diminuiscono scendendo verso la base di questa piramide, dagli atti denominati “Confidentiel personnels Officiers” fino ai più comuni “Diffusion restreinte administrateur”. La declassificazione di queste informazioni, in sostanza ciò che in Italia ha appena approvato il Presidente del Consiglio, può essere autorizzata, in Francia, solo da un’apposita commissione indipendente, la Commission consultative du secret de la défense nationale. Che si definisca quindi “Top Secret” o “Segretissimo” l’organizzazione dei nulla osta di sicurezza, in Europa, è stata sostanzialmente uniformata, tanto da produrre una vera classificazione europea dei livelli di protezione (EU Top Secret, EU Secret, EU Confidential, EU Restricted, EU Council), molto simile a quella già adottata dalla NATO.

In Cina e negli Stati Uniti
Decisamente più restrittive sono, invece, le regole che disciplinano i segreti di Stato in Cina. La “Criminal Law” indica esplicitamente come reato grave la diffusione di notizie o informazioni classificate. In particolare la “legge di vigilanza sul segreto di Stato” del 1989 stabilisce con grande precisione le materie che possono essere protette da protocolli di riservatezza. Fra queste, accanto alle più ovvie decisioni di carattere militare, spiccano gli atti di ricerca scientifica o tecnologica di rilevanza strategica, i piani di sviluppo economico e sociale, le decisioni di politica interna di portata nazionale. A differenza del modello occidentale, dunque, praticamente ogni aspetto della vita della Repubblica popolare cinese può essere, di fatto, nascosto dalle autorità governative, senza che si levi un vero dibattito sulla questione. Dibattito che anima invece l’opinione pubblica americana. Già molto prima dello scandalo Wikileaks e della pubblicazione di molte pagine secretate da parte di Edward Snowden lo scontro fra il diritto di cronaca e le necessità imposte dalla sicurezza nazionale aveva trovato ampio spazio nelle pagine dei giornali statunitensi. Senza addentrarci in una discussione dalle complesse implicazioni vale comunque la pena di ricordare le parole della sentenza 403 U.S. 713, 714 del 1971, New York Times Co. contro United States, relativa al caso Pentagon Papers, considerata una pietra miliare del diritto di stampa: “Nel primo emendamento i padri fondatori hanno dato alla libera stampa la protezione che essa deve avere per realizzare il suo essenziale ruolo nella nostra democrazia. La stampa doveva servire i governati, non i governanti”.

 

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