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Di nuovo in calo la fiducia delle imprese

imprese_stretta_creditiziaMentre il clima di fiducia dei consumatori ha registrato una crescita di quasi quattro punti (da 101,9 a 105,4), segnando un record dal 2010, l’indice relativo alle imprese è sceso di un punto. Secondo l’Istat infatti l’indice complessivo della fiducia delle imprese ad aprile, dopo mesi di crescita, è sceso a 88,8 contro gli 89,5 di marzo.
Un calo dovuto soprattutto al peggioramento degli indici relativi al settore delle costruzioni e a quello dei servizi. Controtendenza appare invece l’indice del clima di fiducia del settore manifatturiero e del commercio al dettaglio.
Analizzando nel dettaglio i dati riportati dall’istituto di statistica, l’indice del manifatturiero è salito a 99,9 punti contro i 99,3 del mese precedente. Migliorano, spiega l’Istat, i giudizi sugli ordini (da -23 a -21) e rimangono stabili i saldi relativi alle attese di produzione (a 5) e ai giudizi sulle scorte di magazzino (a -1). L’analisi del clima di fiducia per raggruppamenti principali di industrie (Rpi) indica un miglioramento dell’indicatore in tutti i principali raggruppamenti: per i beni di consumo l’indice aumenta da 99,5 a 99,7, per i beni intermedi da 100,4 a 101,1 e per i beni strumentali da 98,4 a 99,9.
Come già spiegato a influire maggiormente sul clima complessivo è stato il calo del dato relativo alle imprese di costruzione, sceso dal 75,6 di marzo al 74,8 del mese corrente. Miglioramenti si notano sul fronte dei giudizi sugli ordini o piani di costruzione, che passano da -54 a -50. Al contrario peggiorano le attese sull’occupazione, che passano da -18 a -24. Nel campo dei servizi, conclude l’Istat, l’indice scende a 91,4 da 92,3 di marzo. In questo caso si rileva un peggioramento nei giudizi e nelle attese sugli ordini, che scendono da -10 a -16 e da -3 a -6 i rispettivi saldi. Crescono tuttavia le attese sull’andamento dell’economia in generale il cui saldo passa da -22 a -15.
Passa invece, per concludere da 94,5 a 98 l’indicatore del commercio al dettaglio. In aumento sia per la grande distribuzione, dove si passa da 92,1 a 92,4, sia per quella tradizionale, con un crescita che porta il dato dal 97,0 di marzo al 102,7 di aprile.

 

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