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Il Portogallo dice addio alla troika

di Mirko Spadoni

Premier PortogalloLisbona farà a meno della Troika. Dal 17 maggio, il trio Banca centrale europea – Commissione europea – Fondo monetario internazionale lascerà infatti il Portogallo. Si chiude così un programma di assistenza finanziaria durato tre anni e nel corso del quale il paese lusitano ha ricevuto prestiti per 78 miliardi di euro. Molti soldi, necessari però per evitare il peggio. All’epoca (aprile 2011) l’interesse sui buoni decennali era cresciuto fino al 10,6%. “Il paese – ha ricordato il premier Pedro Passos Coelho – era al bordo della bancarotta, senza alcun finanziamento possibile e ad un passo dall’uscire dall’euro”. Ora la situazione sembra essere migliore e più sostenibile (l’interesse sui titoli di Stato è al 3,6%) e l’uscita “senza alcun tipo di riscatto sotto tutela è l’opzione migliore in questo momento e con queste circostanze”, ha osservato il primo ministro.

Le reazioni dell’Unione europea e del Fmi
Una decisione accolta con favore anche dalla controparte: “L’Unione europea prende nota e appoggerà le autorità ed il popolo portoghese in questa decisione sovrana – ha scritto il vicepresidente della Commissione Siim Kallas – negli utili tre anni gli obiettivi sul deficit sono stati raggiunti e l’accesso ai mercati è stato raggiunto con ottimi risultati. Positivo anche il parere del Fondo monetario internazionale: “Il Paese – osservano invece gli analisti di Washington – si trova in una posizione forte per andare oltre le riforme strutturali”.

Gli obiettivi raggiunti e quelli (ancora) da conseguire
Alcuni obiettivi sono stati raggiunti, andando anche ben oltre alle aspettative degli analisti. Come nel caso del deficit dell’amministrazione pubblica, che nel 2013 è sceso al 4,9% del Pil (il target, fissato dalla troika, era al 5,5%). Invece il rapporto debito/Pil, che nel 2013 ha toccato il 129%, alla fine di quest’anno scenderà – secondo le stime dell’Istituto nazionale di statistica portoghese – al 126,8%. Risultati conseguiti anche grazie ai tanti sacrifici a cui sono stati chiamati i cittadini portoghesi. Qualche esempio? Il taglio della tredicesima per i funzionari e i pensionati, i tagli considerevoli (di circa il 30%) ai salari dei dipendenti pubblici, l’aumento dell’Iva (passata dal 13% al 23%) e la riduzione della spesa sanitaria (passata, secondo i dati OECD Health Statistics 2013 riportati dell’Ocse nel suo Health at a Glance 2013, da una crescita annua dell’1,8% del periodo 2000-2009 al -2,2% del triennio 2009-2011). La Troika lascia il Portogallo, eppure molti nodi restano ancora irrisolti: dei poco meno di 25,7 milioni di cittadini dell’Unione europea senza un lavoro, molti sono lusitani. E così a marzo 2014, il tasso di disoccupazione si è attestato al 15,2% (in calo rispetto al 17,4% registrato nello stesso periodo dello scorso anno, ma decisamente più alto dell’8,5% del 2008), quello giovanile al 30,7% (dati Eurostat). Piccolo appunto: a marzo, il tasso di disoccupazione nei 18 Paesi della zona euro è stato dell’11,8% (-0,2% su base annua) e in Italia del 12,7% (+0,7%).

Commissione europea e Fmi in Portogallo fino al 2030
Ma il lavoro della Troika non finirà il 17 maggio: il monitoraggio proseguirà fino al 2030, anno in cui è previsto il pagamento dell’ultima rata del prestito da 78 miliardi di euro (2,6 dei quali – gli ultimi, per la precisione – verranno consegnati nei prossimi giorni). I funzionari della Commissione europea e Fondo monetario internazionale ‘visiteranno’ il Paese singolarmente ogni sei mesi e non più, come accaduto sino ad ora, assieme e ogni tre mesi. Lo faranno forse anche per assistere alla crescita dell’economia portoghese: nell’ultimo trimestre del 2013, il Pil è infatti cresciuto dell’1,7% su base annua. Un trend destinato a confermarsi anche quest’anno: secondo le stime del governo, nel 2014 il Pil crescerà dell’1,2% e dell’1,5% nel 2015.

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