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Le intercettazioni telefoniche in Italia

di Mirko Spadoni

intercettazione2La Vodafone fa chiarezza: nei diversi Paesi nei quali opera (29, in tutto) molti di questi hanno chiesto – e in diversi casi – ottenuto la possibilità di accedere alle telefonate e ai dati degli utenti. Il Law Enforcement Discolure Report (lungo 88 pagine) è così e fino ad ora “il più preciso e completo documento riguardo la sorveglianza dei governi sui loro cittadini attraverso le compagnie telefoniche”, ha commentato il quotidiano britannico The Guardian. Leggendo i dati emerge una curiosità: l’Italia detiene un primato, quello del Paese che ha presentato un maggior numero di richieste di intercettazioni legali: 605.601. Niente a che vedere con quanto accade in Spagna o Portogallo, ad esempio. Rispettivamente ferme a 48.679 e 28.145 richieste.
Come sottolinea la Vodafone, il nostro Paese rende pubbliche le statistiche sul numero di richieste, a differenza di altri – come la Gran Bretagna, ad esempio – che ne “proibiscono la rilevazione”. Piccolo appunto: i dati contenuti nel rapporto si riferiscono al numero di mandati richiesti, ognuno di questi può coinvolgere una sola o anche più persone per volta. La Vodafone ha sottolineato che in sei Paesi dove opera “la legge prevede che alcune specifiche agenzie e autorità debbano avere accesso diretto alla rete di un operatore, bypassando qualsiasi forma di controllo operativo sulle intercettazioni legali da parte dell’operatore stesso”. Di quali Paesi si tratta non è dato sapere: su questo aspetto, la Vodafone ha mantenuto il più alto riserbo.

Le intercettazioni, secondo la normativa italiana
In Italia, le intercettazioni possono essere autorizzate soltanto dal G.i.p. con decreto motivato, su richiesta del P.m (art. 267 c.p.p). Anche se “nei casi di urgenza” (ovvero nel caso in cui un ritardo nell’intercettazione possa danneggiare l’indagine), quest’ultimo può disporre “direttamente” l’intercettazione con decreto motivato, “che va comunque convalidato dal G.i.p.”. Il P.m. dovrà poi comunicare – entro e non oltre 24 ore – l’adozione del provvedimento al G.i.p., che a sua volta dovrà convalidarlo “non oltre 48 ore (dal decreto del P.m.)”. In caso di mancata convalida le intercettazioni vanno interrotte e il materiale raccolto diviene inutilizzabile.
Le intercettazioni sono possibili se esistono due condizioni (la presenza di gravi indizi di reato e la loro assoluta indispensabilità) e se le indagini riguardano specifici reati (delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o la reclusione superiore a 5 anni; delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista una pena non inferiore a 5 anni; delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope; delitti concernenti armi ed esplosivi; delitti di contrabbando; reati di ingiuria, minaccia, usura, abusività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono; divulgazione, distribuzione e pubblicazione di pornografia minorile). Discorso diverso per le indagini relative a “delitti di criminalità organizzata e terrorismo”. In questi casi, le intercettazioni sono sottoposte “a limiti meno stringenti” e possono essere concesse “quando sussistono ‘sufficienti indizi’ di reato (anziché gravi) e quando “è necessaria per lo svolgimento delle indagini (anziché assolutamente indispensabile)”. Ultimo inciso: il codice non prevede un termine di durata massima delle intercettazioni, che “teoricamente” possono essere condotte per tutta la durata dell’indagini preliminari.

Quanto costano le intercettazioni?
Secondo il Rapporto Giarda (Elementi per una revisione della spesa pubblica), la spesa per le intercettazioni “incide per oltre il 40% del totale delle cosiddette spese di giustizia”.
Emerge però un paradosso: per le intercettazioni si spende più di quanto si potrebbe. Leggendo il bilancio 2011 del ministero della Giustizia, si scopre infatti che “a fronte di una dotazione di 249,8 milioni di euro, è stata sostenuta una spesa di circa 260 milioni”. In sostanza: circa 10 milioni in più. Un debito che è destinato ad aumentare: nel 2012, i fondi messi a disposizione erano di 239,8 milioni “a fronte di una spesa presunta di circa 250 milioni”.

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