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I numeri delle ecomafie nel 2013

di Matteo buttaroni

ecomafieSono state 29.274 (-14% sul 2012) le infrazione accertate nel 2013: più di 80 al giorno e di tre all’ora. Questo è quanto sostanzialmente emerge dal Rapporto 2014 di Legambiente sulle ecomafie.
Nel 25% le illegalità hanno riguardato il settore agroalimentare, nel 22% la fauna, nel 15% i rifiuti e nel 14% la cementificazione. Il fatturato illecito delle ecomafie è stato pari a 15 miliardi di euro, contro i 16,7 miliardi dell’anno precedente. Il calo è strettamente legato ad una sorta di spending review: la lieve flessione, si legge nel Rapporto, del businness ecocriminale si deve al calo degli investimenti a rischio, passati da 7,7 a 6. Diminuendo la spesa pubblica diminuiscono anche le occasioni di guadagno per le cosche.
Nel nostro Paese, avverte l’associazione ambientalista, “vige – tuttavia – ancora una legislazione a tutela dell’ambiente del tutto inadeguata, a carattere sostanzialmente contravvenzionale e basata su una vecchia impostazione che riconosce massimamente le ragioni dell’economia tralasciando i costi ambientali, sanitari e sociali”. Non solo, ancora una volta Legambiente punta il dito contro l’immobilismo della politica e contro quei funzionari e dipendenti pubblici che troppo spesso si prestano al gioco delle ecomafie. Basti pensare che tra gennaio del 2013 ad aprile 2014 sono state sciolte 21 amministrazioni comunali per condizionamento o infiltrazioni mafiose.
Entrando nel dettaglio delle singole tipologie di crimini si può osservare che i reati legati al ciclo dei rifiuti sono aumentati del 14,3% (da 5.025 a 5.744). Il 40% di questo tipo di reati avviene nelle quattro regioni con il più alto insediamento mafioso: Campania, Puglia, Calabria e Lombardia. Le città più colpite sono invece Napoli, Roma, Reggio Calabria e Salerno.
Aumentano anche i crimini legati al ciclo dell’agroalimentare. In questo caso l’aumento è stato di quasi il doppio (si è passato dai 4.173 reati del 2012 ai 9.540 del 2013). Tra il commercio illegale di specie protette, il bracconaggio, gli allevamenti illegali, la pesca di frodo, i maltrattamenti di animali e i combattimenti clandestini, i reati legati alla fauna sono cresciuti del 6,6%. Le Regioni più colpite sono state Sicilia, Campania e Puglia. Buone notizie solo sul fronte dei reati legati al ciclo del cemento: nel 2013 si è registrato un calo del 12,7% rispetto all’anno precedente (da 6.310 a 5.511).

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