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L’arretratezza della P. A. in Italia

di Giampiero Francesca

pubblica_amministrazione_digitaleParlare di riordino della Pubblica Amministrazione in Italia, in modo concreto e sistematico, non è impresa facile. È dunque un banco di prova severo quello che attende Matteo Renzi ed il suo governo alle prese con un decreto legge ed un disegno di legge delega in materia. Molto più delle chiacchiere di corridoio e delle beghe interne ciò che dovrebbe preoccupare l’esecutivo è il contenuto delle due proposte che saranno presentate nel prossimo Consiglio dei Ministri. A quanto si apprende dalle anticipazioni queste non dovrebbero prevedere il prepensionamento per i dipendenti in esubero e dovrebbero limitare la mobilità per le sedi con meno di cento chilometri di distanza. Ad essere confermati sarebbero invece i paletti più leggeri per il turn over, calcolato solo sulla spesa e non più sulla persone, la possibilità di demansionamento per gestire eventuali eccedenze e il taglio della metà dei permessi e distacchi sindacali. Una politica che si pone quindi, come obiettivo minimo quello di mantenere stabili (se non ridurre) i nostri conti pubblici, confermando il trend degli ultimi anni. Dal 2010 al 2013, infatti, la spesa pubblica italiana è rimasta sostanzialmente invariata (+0,8% in termini nominali), anche a dispetto di un incremento della componente degli interessi. Un risultato ottenuto grazie ad una riduzione della spesa per il personale (-7,9 miliardi), degli investimenti fissi lordi (-6,2 miliardi) e dei consumi intermedi (-3,3 miliardi). Scelte chiare, che hanno impostato la loro efficacia su tagli e contenimento dei costi, ma che non hanno però previsto svolte strategiche, strutturali, di lungo periodo. Un caso esemplare, da questo punto di vista, è la politica in materia di ICT; la sempre annunciata e mai applicata informatizzazione della Pubblica Amministrazione.
L’utilizzo e la diffusione della tecnologia digitale negli enti pubblici resta infatti uno dei talloni di Achille del nostro sistema. Seppur in leggero aumento, infatti, nel triennio 2009-2012, solo il 17,4% degli enti possedeva uffici di informatizzazione interna e il 20% organizzava corsi di formazione. Non stupisce dunque il dato, inquietante, sulla presenza di competenze informatiche interne alla pubbliche amministrazioni locali, ferma al 7,7% dei dipendenti. Partendo da queste cifre appare più che futuristico il tentativo di informatizzare, realmente ed efficacemente, i nostri enti pubblici. A poco serve fornire le attrezzature e i mezzi tecnici necessari se, all’interno degli uffici, è poi carente il know how per utilizzarli. Tutte le amministrazioni pubbliche risultano infatti, ad oggi, dotate di connessione a banda larga e l’83,6% dei dipendenti possiede un accesso ad internet. Non meno diffuse sono i supporti, mobili o fissi, per accedere alla rete vista la presenza ormai molto diffusa (84,4%) del pc. Senza le necessarie competenze però anche gli strumenti più innovativi finiscono per essere inefficaci. Simbolo di questa inefficienza è la posta elettronica certificata. Promossa e diffusa, anche per coercizione (sono infatti molte le leggi che obbligano, anche i privati e le aziende, all’acquisto di una PEC), la PEC ha ormai raggiungo il 98,8% delle Amministrazioni locali. Ancora una volta però l’effettivo utilizzo di questa tecnologia appare quasi nullo. Le caselle mail in questione, utilizzabili per le comunicazioni ufficiali, restano per lo più tristemente vuote, rappresentando così (tanto per il pubblico quanto per il privato) più una voce di spesa che una reale opportunità di risparmio (di tempo, denaro e carta). Ancor più scoraggiante è il quadro degli altri servizi offerti dalla rete, tutti potenzialmente significativi per la riduzione dei costi, ma raramente sfruttati. Solo il 24,1% degli enti adotta la tecnologia VoiP (che consente di risparmiare sulla telefonia) mentre appena un terzo delle amministrazioni (30,3%) approfitta delle possibilità di acquisto in modalità e-Procurement. Ancor più ridotto è l’apporto dell’e-learning, molto utilizzato dei nostri partner esteri, e fermo in Italia ad un misero 12,3%. Anche la presenta in rete della Pubblica Amministrazione rispecchia l’arretratezza del sistema italiano. Trasformare il web in una semplice bacheca degli annunci virtuali significa infatti ridurre sostanzialmente al minimo le infinite possibilità che internet offre. Eppure è proprio questo il principale utilizzo che il 90% enti pubblici, locali e non, fa dei propri siti web. Sono solo le minoranze più all’avanguardia quelle che riescono a fornire al cittadino servizi integrati sui propri portali. Meno del 20% di questi siti consente infatti di eseguire telematicamente l’intero procedimento dei servizi offerti, percentuale che sale ad un sempre comunque esiguo 36,7% per quelli che consentono quantomeno l’invio di moduli compilati da parte del cittadino. Appare dunque lontanissimo quel modello di e-government, già sfruttato largamente in monti stati europei e non, e così fortemente dibattuto in ambito accademico. Anzi, il rischio di una sempre maggiore disuguaglianza digitale, molto ben descritto dalla professoressa Sara Bencivenga in un omonimo libro, sempre prendere corpo proprio nella nostra amministrazione pubblica. Un riordino vero della Pubblica Amministrazione, che vada al di là delle soluzioni di emergenza e che punti ad una più sostanziale e strutturale riorganizzazione di uno dei nostri principali capitoli di spesa, non può prescindere dalla presa di coscienza di questi problemi. Questo non vuol dire attendersi, da parte di Matteo Renzi e del suo governo, impossibili rivoluzioni. Ma lo sviluppo di una seria politica di e-government sarà certamente un’altro banco di prova per quella necessaria politica di cambiamento, cavallo di battaglia dell’attuale presidente del Consiglio.

 

1 Commento per “L’arretratezza della P. A. in Italia”

  1. […] diversi punti grazie ad una spruzzata di innovazione che di sicuro non guasterebbe (pensiamo ai ritardi della PA e avremo un quadro molto più chiaro). Recenti ricerche, e non dobbiamo andare troppo in là negli […]

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