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I tanti (tristi) primati del nostro Paese

di Fabio Germani

ritardo_pagamentiA fare un paragone impietoso, si scopre che in Grecia, Spagna e Portogallo – partner europei presi spesso come modello di riferimento negativo – la pubblica amministrazione salda le fatture in meno tempo che in Italia. Pochi giorni, per carità. Ma intanto la media da noi è di 165 giorni, in Grecia di 155, in Spagna di 154 e in Portogallo di 129. Non è questo il punto, sia chiaro. Il punto è che l’Italia presenta una differenza rispetto alle media europea di 107 giorni. E come segnala la Cgia di Mestre non abbiamo di che vantarci neppure al confronto con i paesi dell’Est: la Croazia paga i fornitori dopo 62 giorni, l’Ungheria dopo 54, la Lituania dopo 52, la Slovenia dopo 51, la Romania e la Serbia dopo 46, la Bosnia dopo 41, la Repubblica Ceca dopo 44 e la Polonia dopo 38. Risultati, viene fatto notare, che l’Italia sarà in grado di raggiungere al massimo tra dieci anni.

Polemiche e infrazioni
La Commissione europea ha aperto mercoledì 18 giugno la procedura d’infrazione contro l’Italia inviando al governo una lettera di messa in mora per la violazione della direttiva europea sui ritardi di pagamento entrati in vigore il 16 marzo 2013. Secondo Bruxelles l’Italia “non sta applicando la direttiva in modo corretto”. Ora, come da prassi, si avranno due mesi di tempo per rispondere ai rilievi. L’Ue, particolare, contesta “il fatto che in Italia le autorità pubbliche impiegano in media 170 giorni per effettuare pagamenti per servizi o merci fornite e 210 giorni per i lavori pubblici”. Tralasciando le polemiche (esponenti del Pd e lo stesso sottosegretario Delrio hanno stigmatizzato la procedura su proposta del commissario Tajani, responsabile dell’Industria), per cui il governo assicura che i pagamenti verranno saldati, l’Italia può annoverare un secondo triste primato: quello delle infrazioni comunitarie. Il numero delle procedure a carico del nostro paese a fine maggio si attestava a 116, “di cui 80 riguardano casi di violazione del diritto dell’Unione e 36 attengono a mancato recepimento di direttive”, secondo le cifre del ministero delle Politiche comunitarie. A marzo erano addirittura 119. Inutile sottolineare che questo ha un costo non indifferente.

Tempi lunghi
Rispetto al 2009, ricorda la Cgia, la situazione è addirittura peggiorata. “Tra i grandi Paesi dell’Ue solo in Italia e in Spagna i tempi medi di pagamento del Pubblico sono aumentati: da noi di 37 giorni, in Spagna di 15, mentre la media Ue ha registrato una contrazione di nove giorni. Rispetto al 2013, grazie alla nuova normativa che ha recepito la Direttiva europea contro i ritardi dei pagamenti, i tempi di pagamento della nostra Pa si sono accorciati di cinque giorni”. Troppo poco ancora. Nel 2013 in Italia si sono verificati oltre 14.200 fallimenti (+14,5% rispetto al 2012) e già all’epoca la Cgia osservò come molto fosse dipeso anche dal ritardo della Pa nei pagamenti. Senza dimenticare, inoltre, i tempi lunghi per il rimborso dei crediti Iva per cui Bruxelles ci tirò le orecchie verso la fine dell’anno scorso.

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