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La riforma del terzo settore

di Matteo Buttaroni

dimensione_psicologica_crisiLo chiamano terzo settore, ma in realtà è il primo: l’ha sempre sostenuto Matteo Renzi e giovedì 10 luglio, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, lo ha ribadito ancora una volta, sbandierando la tanto attesa legge delega per l’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale.
Proprio dal terzo settore, spiegava tempo fa il premier, bisogna partire per realizzare il cambiamento economico, sociale culturale e istituzionale di cui l’Italia necessita. Si tratta di un settore capace di unire la cittadinanza favorendo il senso di appartenenza alla comunità nazionale e rende i cittadini capaci di cooperare, di essere sociali e costruttivi, superando quelle frammentazioni che si creano nei periodi di crisi. Valori ai quali si aggiunge quello strettamente economico. Grazie al suo potenziale di crescita e di occupazione è risultato l’unico settore immune alla crisi economica che ha lacerato l’Italia tra il 2007 e oggi. Per questi e altri motivi il presidente del Consiglio si è detto soddisfatto dell’esser riuscito a mantenere (“nei tempi giusti”) l’impegno preso ad aprile.

Cosa prevede la riforma del terzo settore
Nel dettaglio il testo del disegno di legge aspira a riconoscere e favorire l’iniziativa economica privata, svolta senza finalità lucrative, diretta a realizzare in via principale la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale o d’interesse generale; a individuare specifiche modalità di verifica e controllo dell’attività svolta e a prevedere il divieto di distribuzione, anche in forma indiretta, degli utili e del patrimonio dell’ente, anche in caso di scioglimento del vincolo associativo e di estinzione. Inoltre i decreti legislativi dovranno disciplinare le modalità e i criteri dell’attività volontaria degli aderenti, nonché i limiti e gli obblighi di pubblicità relativi agli emolumenti e ai compensi nonché riorganizzare il sistema di registrazione degli enti attraverso la previsione di un registro unico del terzo settore.
Per quanto riguarda le misure agevolative il testo prevede l’introduzione di un regime di tassazione agevolativo che tenga conto delle finalità solidaristiche e di utilità sociale dell’ente; la razionalizzazione e semplificazione del regime di deducibilità e detraibilità dal reddito delle persone fisiche e giuridiche delle erogazioni liberali, in denaro e in natura, disposte in favore degli enti del terzo settore; la stabilizzazione della destinazione del 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche in base alle scelte espresse dai contribuenti in favore degli enti del Terzo settore. E’ prevista l’introduzione di obblighi di pubblicità delle risorse ad essi destinati.
Si prevede inoltre, per le imprese sociali, la possibilità di accedere a forme di raccolta di capitali di rischio tramite portali on line, in analogia a quanto previsto per le start-up innovative; misure fiscali agevolative, volte anche a favorire gli investimenti di capitale; l’istituzione di un apposito fondo rotativo destinato a finanziare a condizioni agevolate gli investimenti in beni strumentali materiali e immateriali e l’assegnazione in loro favore degli immobili pubblici inutilizzati, nonché, tenuto conto della disciplina in materia, dei beni immobili e mobili confiscati alla criminalità organizzata, secondo criteri di semplificazione e di economicità, anche al fine di valorizzare in modo adeguato i beni culturali e ambientali.
Nell’ambito del servizio sociale, il disegno di legge delega, “prevede che decreti legislativi vadano nella direzione di: istituire un servizio civile universale finalizzato alla difesa non armata attraverso modalità rivolte a promuovere attività di solidarietà, inclusione sociale, cittadinanza attiva, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale della nazione, sviluppo della cultura dell’innovazione e della legalità nonché a realizzare una effettiva cittadinanza europea e a favorire la pace tra i popoli”. Si prevede un meccanismo di programmazione, di norma triennale, dei contingenti di giovani di età compresa tra 18 e 28 anni, anche cittadini dell’Unione europea e soggetti ad essi equiparati ovvero stranieri regolarmente soggiornanti o partecipanti ad un programma di volontariato, che possono essere ammessi al servizio civile universale e di procedure di selezione ed avvio dei giovani improntate a principi di semplificazione, trasparenza e non discriminazione;
Il ddl delega prevede inoltre la definizione di uno status giuridico dei giovani ammessi al servizio civile universale, prevedendo l’instaurazione di uno specifico rapporto di servizio civile non assimilabile al rapporto di lavoro; il coinvolgimento degli enti territoriali e gli enti pubblici e privati senza scopo di lucro; l’introduzione di modalità di accreditamento degli enti di servizio sociale universale e di un limite di durata del servizio civile dando la possibilità di svolgere il servizio sociale in uno dei paesi dell’Unione europea e al di fuori. Si stabilisce inoltre il riconoscimento delle competenze acquisite durante il servizio anche nell’ambito del percorso di istruzione e lavorativo.

Un po’ di numeri
Tecnè ha rilevato alla fine del 2013 che tra il 2001 e il 2011 il numero degli occupati nel settore non profit è cresciuto del 39,4%. Negli stessi dieci anni gli addetti delle imprese sono cresciuti del 4,5% mentre quelli delle istituzioni pubbliche sono scesi dell’11,5%. Complice della crescita degli occupati nel settore non profit sono stati soprattutto il +3% del settore sociosanitario e il +5,6% di quello dell’istruzione. Le unità attive hanno registrato un balzo del 28% e i volontari del 43,5%. I lavorati esterni sono aumentati del 169,4% e quelli temporanei del 48,1%. Il 41% delle offerte di lavoro totali arrivano proprio dal non profit.
Mentre in quasi tutti i settori gli investimenti in Ricerca e Sviluppo, sempre tra 2001 e 2011, crollavano, nel non profit sono cresciuti del 2,2%. Nel periodo in esame il contributo al Pil nazionale è lievitato del 122,6% (+3,4% solo nel 2011).

 

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