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La Francia nuovo malato d’Europa?

di Fabio Germani

francois_hollandeIl settimanale tedesco Der Spiegel è stato in Francia durante il Tour che ha visto trionfare Vincenzo Nibali e nelle varie città-tappe ha interrogato le persone, i cittadini, per capire meglio le condizioni del paese che secondo molti osservatori è il nuovo “malato d’Europa”. È davvero così? Sì e no. Parigi non recita il medesimo ruolo che ebbe ai tempi del Merkozy, anzi è cambiata la prospettiva. Non molti giorni fa, parlando in diretta all’Eliseo in occasione delle celebrazioni del 14 luglio, il presidente francese François Hollande ricordava come “con il premier italiano, Matteo Renzi, ho convinto molti colleghi europei che bisognava dare priorità alla crescità”. In effetti, già prima di essere eletto, era in questo senso – soprattutto – che Hollande prometterva un cambio di rotta rispetto alle politiche rigoriste di Berlino avallate dal predecessore Sarkozy.

La situazione socioeconomica
Però sostenere che la Francia, che pure ha problemi strutturali non indifferenti, se la stia passando molto male può essere fuorviante. C’è chi sta peggio, l’Italia ad esempio. Che secondo le stime del Fmi crescerà meno nei prossimi mesi della Francia stessa e della Spagna. Anzi, il nostro è l’unico paese dell’eurozona a registrare un’economia stagnante. Per la Francia è attesa una crescita dello 0,7% nel 2014, con un’impennata all’1,4% nel 2015 e le previsioni riviste al ribasso rispettivamente dello 0,3% e dello 0,1%. Il vero tallone d’Achille, mica di non poco conto, è la disoccupazione.
A giugno, infatti, è stato segnato un nuovo record negativo. Il numero di iscritti agli uffici di collocamento ha raggiunto quasi i tre milioni e 400 mila. Sono novemila i senza-lavoro in più, in particolare tra gli over 50. Il governo Valls sta adottando il cosiddetto “patto di responsabilità” per fronteggiare l’alto tasso di disoccupazione (comunque di poco sopra il 10%), che consiste in sgravi fiscali alle imprese per favorire nuove assunzioni. In più, anche al fine di incentivare l’occupazione, è stata da poco approvata la riforma del Terzo settore, segmento strategico ma anacronistico per quelle che sono le attuali esigenze dell’economia sociale.
In più il ministro dell’Economia, Arnaud Montebourg, ha confermato l’intenzione di voler utilizzare almeno un terzo dei 50 miliardi di risparmi in bilancio (spalmati in tre anni) per assciurare una copertura in vista della riduzione della pressione fiscale sulle famiglie.

Tutte le attenzioni (negative) per Hollande
Nel frattempo, però, non si può non considerare l’impopolarità che da qualche tempo ha avvolto il presidente della Repubblica. Circostanza che di certo non aiuta nei periodi di vacche magre, specie se c’è da richiedere qualche sacrificio ai cittadini. E poi tale condizione è diventata pretestuosa al punto che le opposizioni ne approfittano per attaccarlo a qualsiasi occasione. Addirittura se indossa un paio di occhiali da vista di produzione danese anziché locale. O, ancora, per gli strascichi del caso gossipparo che ha riguardato l’ex Valérie Trierweiler e l’attuale compagna Julie Gayet. Recenti rumors volevano il presidente prossimo alle nozze con l’attrice, in programma il 12 agosto per l’esattezza. “Quello è il giorno del mio compleanno”, ha stigmatizzato Hollande al riguardo.
In queste settimane, poi, il presidente non è stato aiutato neppure dagli eventi. Basti pensare alla tragedia dell’aereo algerino precipitato in Mali, al cui interno viaggiavano molti connazionali francesi. E critiche le ha ricevute anche negli ultimi giorni per le posizioni ritenute troppo timide rispetto alla questione mediorientale.

L’Africa torna strategica?
Nel mese di luglio, intanto, Hollande è stato particolarmente attivo nell’Africa sub-sahariana con viaggi istituzionali in Costa d’Avorio, Niger e Ciad. Un po’ per rinegoziare con le autorità del posto i piani anti-terrorismo e un po’ perché la stabilizzazione dell’area è a garanzia di migliori rapporti commerciali in un angolo di mondo in cui la Francia nutre particolari interessi, ma ridotti negli anni a causa della presenza di nuovi investitori, molti dei quali cinesi.

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