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Cosa succede nell’Ucraina orientale

di Mirko Spadoni

PoroshenkoDonetsk è sotto assedio. L’esercito ucraino ha infatti circondato la roccaforte dei separatisti filo-russi, invitando la popolazione civile ad abbandonare la città. Kiev cerca così di tornare in possesso della città più importante dell’Ucraina orientale. Un tentativo per indebolire i separatisti filo-russi, tutto questo mentre l’Unione europea cerca di danneggiare (economicamente) chi viene accusato di sostenerli: la Russia.
Bruxelles ha varato infatti un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca, volte a colpire interi settori dell’economia russa (energia, finanza ed armamenti). Mentre si allunga a 87 nominativi la lista delle personalità, alcune delle quali molto vicine al presidente russo Vladimir Putin, e delle società (ora a quota 20) colpite dalle sanzioni decise dall’Unione europea.

Gli effetti della crisi ucraina sull’economia russa
Dall’inizio del 2014, già 75 miliardi di dollari in capitali stranieri hanno lasciato la Russia, che economicamente non vive un momento entusiasmante: dopo anni di crescita sostenuta, nel 2013 l’economia russa ha fatto registrare ‘soltanto’ un +1,3% con un tasso di crescita sostanzialmente invariato tra aprile e giugno. Tutto questo mentre – come già detto – i soldati di Kiev combattono per riconquistare Donetsk. Con tutte le difficoltà del caso.

La crisi ucraina, il bilancio parziale
Secondo alcune stime – “le migliori”, secondo Foreign Policy – l’Ucraina dispone di 35.000 soldati, anche se di questi solo circa 12.000 sono in grado di condurre operazioni di terra. Kiev deve però fare i conti anche con i tanti militari uccisi nel corso di questo conflitto. Come notato da Simon Saradzhyan, esperto di Russia al Belfer Center di Harvard, se il numero delle vittime continuasse a crescere al ritmo attuale, quest’ultimo “supererebbe le 1.560 unità l’anno, una cifra di gran lunga superiore a quella riferita dall’esercito russo in occasione dell’anno più sanguinoso della seconda guerra cecena”. A pagare con la vita quanto sta accadendo nell’Ucraina orientale – o Novorossiya (Nuova Russia) come la chiamano i nazionalisti panslavi – sono state in tutto 1.100 persone (senza tener conto delle 298 vittime dell’abbattimento di un Boeing 777 malese in volo da Amsterdam a Kuala Lumpur, avvenuto il 17 luglio scorso). Molte altre (285.000 circa, secondo l’ONU) sono state invece costrette ad abbandonare le proprie case. Di queste, 117.000 sono fuggite in altre regioni dell’Ucraina e 168.000 in Russia.

Mosca non abbassa la guardia?
Russia che avrebbe aumentato il numero di militari lungo il confine con il vicino ucraino, passati nell’ultima settimana da 12 a 20 mila unità (dati NATO). Diverse le stime fornite dal portavoce del Consiglio di sicurezza ucraino, Andrii Lisenko. Secondo questa versione – peraltro difficilmente verificabile – i militari russi sarebbero decisamente molti di più (45.000), con a disposizione ben 160 carri armati, 192 aerei e 134 elicotteri. Tutto questo mentre le Forze Aeree e di Difesa Antiaerea russe si stanno esercitando vicino al confine ucraino, con la partecipazione di oltre 100 aerei da combattimento.

Le accuse di Human Rights Watch
Ma al di là della presenza più o meno numerosa dei soldati russi lungo il confine, l’esercito ucraino – e i miliziani filo-governativi – devono fare i conti con le accuse di Human Rights Watch. “Anche se il governo nei mesi scorsi ha negato più volte di aver usato razzi contro i civili, la nostra inchiesta – ha dichiarato HWR – dimostra il contrario”. Tra il 12 e il 21 luglio, lanciarazzi Grad sarebbero stati utilizzati dall’esercito di Kiev nell’est del Paese, causando la morte di almeno 16 civili. “Se i ribelli filo-russi e il governo ucraino vogliono evitare di colpire i civili, dovrebbero entrambi smettere di lanciarli nei centri abitati”, ha ammonito HWR.

L’annosa questione del gas russo, interviene Bruxelles
Nel frattempo, i cittadini ucraini saranno costretti – di qui a breve e salvo imprevisti – a fare i conti con i primi effetti delle ormai deteriorate relazioni tra Kiev e Mosca. E così nella capitale ucraina non sarà possibile usare acqua calda almeno fino ad ottobre. La decisione, hanno fatto sapere la società Kievenergo e il primo cittadino di Kiev Vitali Klitschko, è dovuta allo stop alle forniture di gas sancito dalla Russia a metà giugno. Una situazione a cui l’Unione europea vuole porre rimedio, cercando di convincere – nel corso di un meeting fissato per il 29 agosto a Mosca – l’interlocutore russo a rivedere le proprie posizioni.

 

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