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Gli effetti dell’embargo russo

di Mirko Spadoni

vladimir_putin-1024x644Mosca reagisce a modo suo alle ultime sanzioni imposte dall’Unione europea. Lo fa imponendo un embargo – della durata di un anno a partire da giovedì 7 agosto – dei prodotti agro-alimentari provenienti da Ue, Stati Uniti, Australia, Canada e Norvegia. Nella giornata di mercoledì il presidente russo Vladimir Putin aveva firmato un decreto con cui in nome della “difesa degli interessi nazionali della Federazione russa” ordinava di “vietare o limitare per un anno l’ingresso di prodotti agricoli, materie prime e alimentari” da quegli stessi paesi.
“Misure che – secondo la Commissione Ue – hanno una motivazione chiaramente politica”. Bruxelles si è comunque riservata “il diritto di agire in modo appropriato” una volta analizzate a fondo le misure adottate da Mosca. Sanzioni che probabilmente avranno effetti su tutte le parti coinvolte sia l’Unione europea, che nel corso del 2013 ha esportato verso la Russia prodotti alimentari e bestiame per 8,8 miliardi di euro (dati Eurostat), sia per Mosca che importa oltre il 40% dei suoi prodotti alimentari: è il maggiore mercato di destinazione per frutta e verdura dall’Europa (2 miliardi di euro l’anno) e il secondo per il pollame proveniente dagli Stati Uniti.

Gli effetti dell’embargo russo sull’Italia
Per l’Italia questo è un’embargo che forse sarebbe stato meglio evitare. Come rileva l’ICE (l’Istituto per il commercio estero), nel 2013 l’Italia ha esportato nella Federazione russa per 10,4 miliardi di euro (+4,7%), “rappresentando il 5° fornitore con una quota del 4,8%”. Nello specifico: i prodotti agro-alimentari e le bevande hanno rappresentato il 10% dell’intera quota (elaborazione ICE Mosca su dati delle dogane russe). Il 2013 è stato quindi “un anno sostanzialmente positivo”: il nostro Paese ha infatti esportato in Russia per 1.072 milioni di euro (+9,75%) collocandosi al 10° posto tra i Paesi fornitori con una quota del 3,6%. “Un risultato che – come osservato dall’ICE – acquisisce maggior valore a fronte di una sostanziale stagnazione delle importazioni russe di prodotti agroalimentari (-0,47%)”. Export italiano che anche nel primo quadrimestre del 2014 – nonostante le tensioni tra Russia, Ucraina e la comunità internazionale – era cresciuto dell’1%, secondo la Coldiretti.

Escluse dall’embargo le bevande alcoliche
Come specificato dal premier russo Dmitry Medvedev, l’embargo non dovrebbe riguardare i prodotti per bambini e gli alcolici. Quindi anche vini e spumanti, “che rappresentano – come sottolineato da Coldiretti in una nota – oltre il 16% del valore delle esportazioni agroalimentari italiane” e il cui export – comprese il resto delle bevande alcoliche – vale da solo ben 375 milioni di euro l’anno dei quali 260 (+26,8%) sono riconducibili al vino, che l’Italia importa in Russia più di qualunque altro Paese.

 

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