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Crescono gli investimenti esteri

investimentiChi lo ha detto che l’Italia non “piace” agli investitori stranieri? Le cifre, i numeri, possono risultare talvolta fuorvianti se non contestualizzati e analizzati in ogni sfaccettatura. Il rischio, sempre dietro l’angolo in questi casi, è quello di non dipingere un quadro correttamente esaustivo. Ad esempio, riferiva il Censis a giugno che gli investimenti diretti esteri in Italia, lo scorso anno, si sono fermati a quota 12,4 miliardi con un calo del 58% rispetto al 2007, l’anno prima dell’inizio della crisi. Che gli investimenti esteri abbiano registrato bruschi cali negli ultimi anni in Italia è un argomento ricorrente e su cui gli ultimi governi hanno tentato di porre rimedio. È un ritardo che comprende l’intero sistema economico, non da ultimo infatti anche i finanziamenti di appalti per le grandi opere pubbliche sono fermi al palo. Secondo l’Aibe (Associazione italiana banche estere) la corruzione dilagante e le incertezze interpretative della giustizia civile sono difficili da accettare per gli operatori stranieri che intendono fare investimenti. Nel recente rapporto, l’Associazione spiega che il comparto del project finance del nostro Paese, appunto il sistema di realizzazione di lavori pubblici attraverso il finanziamento privato, è crollato al 10% alla fine del 2013, contro il 55% di dodici mesi prima. Nel corso dell’ultimo anno è crollato del 18% (-855 milioni di euro) anche il private equity estero (ovvero quel sistema che prevede l’inserimento di capitali da parte di investitori, in questo caso fondi internazionali, in società private considerate in via di fallimento e generalmente non quotate).
Dunque dov’è il punto di cesura rispetto a quanto scritto e detto a lungo? Nel fatto che qualcosa sta cambiando, o almeno nel corso di quest’anno appare così. Stando ai dati raccolti da Mergermarket oltre la metà del valore delle acquisizioni e fusioni realizzate nel nostro Paese nella prima metà del 2014 proviene da fuori. Anche qui, al solito, è una questione di numeri, che in parte combaciano e in parte no: nei primi sei mesi dell’anno in italia sono state realizzate acquisizioni per un valore superiore ai dieci miliardi di euro, in flessione cioè del 13,7% rispetto allo stesso periodo del 2013. In compenso risultano in aumento, e non di poco, le operazioni – 182 – per una crescita del 18% sul base annuale nonché il livello più alto dal 2008, appena appena in prossimità della crisi. E in controtendenza rispetto all’indagine dell’Aibe sul 2013, molto attivi sono i fondi di private equity. Dall’estero in totale, infatti, sono arrivati 5,7 miliardi di euro per acquisizioni in Italia con un aumento dell’81% rispetto al primo semestre dell’anno scorso. In particolare c’è da rilevare l’ingresso dei russi di Rosneft in Pirelli per 748 milioni di euro, l’operazione Allianz su Milano Assicurazioni per 440 milioni e qualcosa sopra i 400 milioni di euro di Charterhouse Capital Partners per l’80% di Nuova Castelli e da Renova Group per Octo Telematics. Inoltre, ricorda Mergermarket, le acquisizioni di partecipazioni di minoranza di investitori come la Cina e il fondo americano Blackrock, con quest’ultimo che detiene quote delle principali banche italiane (6,85% in Banco Popolare, 5,2% in Unicredit, 5% in Intesa Sanpaolo e 2% per Bpm). La Cina, tra il 2000 e il 2010, ha visto crescere gli investimenti in modo esponenziale, in Italia e non solo.

 

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