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I colossi di Internet affilano le armi

di Fabio Germani

jack_ma_alibabaIl paradosso è che mentre Alibaba prepara il suo sbarco a Wall Street, Amazon approda in Cina. E nel frattempo Twitter implementa il tasto “buy”, sebbene ancora in via sperimentale. Il settore dell’e-commerce si ramifica, raggiunge nuovi mercati, crea concorrenza. In Cina esiste una zona di libero scambio, la Shanghai Free-Trade Zone, istituita di recente, nel 2013. Ed è lì che la società di Jeff Bezos collocherà dei magazzini per facilitare le consegne e ridurre i costi nel territorio. È una risposta bell’e buona all’avanzata di Alibaba, anche se i due “negozi” online mantengono una loro specifica identità.
Si chiedeva alcuni giorni fa il Washington Post se vale la pena azzardare paragoni, spesso fuorvianti. Del tipo: Weibo è il Twitter cinese o, aggiungiamo, Baidu come Google e Taobao come eBay. Perché diverse sono le storie che si celano dietro a imprese tanto vaste. Facebook, Twitter e prima ancora Google, eBay, Amazon e PayPal – solo per citarne alcune tra le più famose – nascono rispecchiando lo spirito (o il sogno, che piaccia o meno) americano. In Cina, in particolare i social network, come strutture di controllo preventivo, evitando iscrizioni a servizi esteri e applicando diverse forme di censura. Il caso Alibaba – nato nel 1999, cinque anni più tardi di Amazon – stravolge questo schema, a cominciare dalla proprietà. Jack Ma è il magnate-fondatore di Alibaba – con un patrimonio stimato di 21,8 miliardi di dollari, superiore a quelli di Ma Huateng e Robin Li, rispettivamente fondatori di Tencent Holdings e di Baidu –, ma Yahoo! possiede il 22% del sito di e-commerce. Con l’ingresso a Wall Street per Alibaba è cominciato, in vista dell’Ipo, il roadshow che mira a convincere delle buone intenzioni della società potenziali acquirenti in tutto il mondo. L’Ipo potrebbe arrivare a valere fino a 21,1 miliardi di dollari, quando per Facebook si fermò a 16. In questo modo la valorizzazione complessiva del colosso cinese potrebbe arrivare a valere oltre 160 miliardi (secondo alcuni analisti potrebbe sfiorare addirittura i 250 miliardi). Su Alibaba i compratori attivi sono 241 milioni e otto milioni i venditori. Numeri che vale la pena far fruttare anche altrove. E Alibaba apre una strada nuova all’Internet cinese. Tencent sfida di fatto Facebook nel campo della messaggistica istantanea, vale a dire WeChat vs. Whatsapp. Così i social network, appunto, hanno di che ingegnarsi per non correre il rischio di esaurire le proprie risorse. Cambiando i modelli di business, cambiano le strategie. Dunque Mark Zuckerberg pensa bene di strappare qualche utente a YouTube (quindi a Google) nella gestione di video, inserendo nuove funzioni come il contatore delle visualizzazioni. Un percorso non troppo distante da quello testato con le pagine e i link dedicati alle news. Un discorso, quest’ultimo, che a maggior ragione coinvolge Twitter alle prese con l’indivudiazione di un percorso che garantisca ricavi dopo la quotazione in Borsa di quasi un anno fa. Il tasto “buy” che sta sperimentando sembra andare in questa direzione. I marchi e i personaggi famosi che stanno aderendo all’iniziativa mettono in vendita prodotti in esclusiva per Twitter. Fare le cose uguali ad Amazon o Alibaba non converrebbe a Jack Dorsey e soci, in effetti.

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