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La ripresa adesso è più lontana

lavoroA un certo punto della giornata ci si è messa anche Standard & Poor’s. L’agenzia di rating, che a giugno aveva previsto una crescita per l’Italia dello 0,5%, ora illustra per il 2014 un’economia al palo. A crescita 0, tondo tondo. In realtà i dati dell’Ocse, diffusi alcune ore prima, mostrano una difficoltà variegata, comune un po’ a tutti. A cominciare dall’Eurozona, la cui crescita complessiva per quest’anno non andrà oltre lo 0,8%. Preoccupa, diciamo così, l’andamento della Germania le cui stime sono al ribasso (+1,5%), ma anche quello della Francia (+0,4%). Unica isola felice è la Gran Bretagna che potrebbe segnare +3,1%. Semmai qui il problema è diverso, con l’economia mondiale che guarda con apprensione a quanto succederà tra pochi giorni. Il referendum scozzese, ormai alle porte, potrebbe stravolgere gli schemi costituiti (tanto a Sua Maestà quanto a Bruxelles) con ripercussioni negative in definitiva per Edimburgo e comunque anche per Londra. Per questo David Cameron si è appellato ai cittadini scozzesi: “Sarebbe un divorzio doloroso senza possibilità di tornare indietro”. Inoltre restano aperte le questioni Ucraina (alcuni giorni fa sono entrate in vigore le nuove sanzioni dell’Ue alla Russia) e la lotta all’Isis. Gli Stati Uniti registreranno +2,1% (piccolo taglio delle stime anche per Washington), mentre la crescita cinese resta stabile al 7,4%. Il Brasile non va più su di un misero +0,3%. L’India migliora la proprie performance, invece: +5,7%.

La situazione in Italia
Per l’Italia, se vogliamo, la situazione è peggiore. Perché il nostro è l’unico paese del G7 ad essere ancora in recessione. L’Ocse, infatti, afferma che il Pil alla fine dell’anno farà segnare un -0,4%, nonostante le iniziali previsioni tendenzialmente positive. Nel 2015 dovremmo registrare un +0,1%, troppo poco per sperare di rilanciare occupazione e consumi (salvo sforare il tetto al deficit del 3%). Il Centro Studi di Confindustria sostiene anche di peggio, e cioè che la recessione non peggiora perché di fatto questa non è mai terminata. A detta degli esperti di Confindustria, la priorità tra le riforme – elementi cruciali per confidare in una ripresa – “resta il mercato del lavoro nei vari aspetti: flessibilità semplificazione delle procedure, ammortizzatori contro il rischio di disoccupazione, cuneo fiscale-contributivo, dinamica retributiva, formazione”. Confindustria conferma le aspettative dell’Ocse: l’anno si chiuderà per l’Italia a -0,4%, a causa dei risultati deludenti dei primi due trimestri (ma prevede +0,5% per il 2015).

 

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