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Quanto spendono i Paesi della Nato

di Mirko Spadoni

NATOIl segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen non avrebbe potuto essere più chiaro di così. “Se uno Stato diventa indipendente deve fare domanda per aderire all’Alleanza atlantica”, ha spiegato a chi gli chiedeva se – in caso di indipendenza dalla Gran Bretagna – la Scozia sarebbe divenuta (automaticamente) membro della Nato. Al di là della vittoria o meno degli indipendentisti scozzesi, una loro eventuale richiesta di adesione alla Nato implicherebbe (in caso di approvazione) dei costi. Far parte dell’Alleanza significa infatti accettare di destinare il 2% del PIL alla spesa militare, ad esempio. L’invito rivolto qualche giorno fa dal presidente degli statunitense Barack Obama e il premier britannico James Cameron a rispettare l’impegno preso è tuttavia la prova che molti Stati membri disattendono la promessa fatta. Pochi sono quelli ‘virtuosi’: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Grecia e Turchia, che rispettivamente investono il 4,3%, il 2,3%, il 2,5%, il 2,2% e il 3,6% del PIL. L’Italia si ferma allo 0,9% (l’1,3% se nel computo si include l’arma dei Carabinieri). A proposito: nel corso del vertice in Galles ad inizio settembre, il nostro Paese si è impegnato a raggiungere il 2% del PIL entro dieci anni.
Il volume delle spese per la difesa degli Stati Uniti rappresenta così il 73% della spesa per la difesa complessiva della Nato, composta da 28 Paesi. Niente a che vedere con quanto investito dal resto degli alleati, con oltre il 50% riconducibile solo a Francia, Berlino e Gran Bretagna. “Questo dimostra che vi è un eccesso di dipendenza dell’Alleanza nei confronti degli Stati Uniti”, ha osservato la Nato stessa. “E’ necessario – ha spiegato Rasmussen, parlando a margine del vertice gallese – riequilibrare il fardello tra le sponde dell’Atlantico e all’interno dei Paesi europei”. Magari invertendo il trend degli ultimi anni: complice la crisi economica, Roma, Parigi e Londra hanno tagliato rispettivamente il 26%, il 6,4% e il 2,5% degli stanziamenti militari (dati IHS Jane’s). Molte sono le voci di spesa della Nato, che per il mantenimento dei costi operativi e del personale dislocato nel quartier generale di Bruxelles ha messo a disposizione 217 milioni di euro per il 2014. Una somma di gran lunga inferiore rispetto a quella destinata al budget militare, pari nel 2014 a 1,4 miliardi di euro. Soldi necessari per sostenere i costi operativi e di mantenimento delle strutture militari internazionali.
Infine, una nota di colore: secondo un recente rapporto condotto dal Laboratorio di Analisi Politiche e Sociali dell’Università di Siena per conto dell’Istituto Affari Internazionali (Gli italiani e la politica estera), il 35% degli italiani sostiene la necessità di “rimanere membro della Nato, rafforzando però il potere decisionale dei Paesi europei all’interno di essa”. Per il 32% è invece necessario restare nell’Alleanza atlantica “così com’è”.

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